L'analisi della Cgia di Mestre

Sanzioni alla Russia, il made in Italy perde 3,6 miliardi di euro

Tanto sono costate alle nostre aziende le sanzioni imposte dall'Unione europea alla Russia come conseguenza della crisi ucraina. Lombardia, Emilia e Veneto le regioni più colpite dal blocco dell'export

Sanzioni alla Russia, il made in Italy perde 3,6 miliardi di euro (© AFP | Thierry Charlier)

Sanzioni alla Russia, il made in Italy perde 3,6 miliardi di euro (© AFP | Thierry Charlier)

MESTRE - 3,6 miliardi. Tanto sono costate al nostro made in Italy le sanzioni imposte dall'Unione europea alla Russia come conseguenza della crisi ucraina. L'export italiano verso la federazione russa, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015. Un secco -34% che ci ricorderemo per molto tempo. Di questi 3,6 miliardi persi, 3,5 sono ascrivibili al comparto manifatturiero: macchinari (-648,3 milioni di euro), abbigliamento (-539,2 milioni di euro), autoveicoli (-399,1 milioni di euro), calzature/articoli in pelle (-369,4 milioni di euro), prodotti in metallo (-259,8 milioni di euro), mobili (-230,2 milioni) e apparecchiature elettriche (-195,7 milioni) sono i settori dove i volumi di affari in termini assoluti hanno registrato le contrazioni più importanti.

Export italiano in Russia, da 2,8% a 1,7%
L'incidenza del nostro export in Russia sul totale esportazioni Italia è passata dal 2,8% del 2013 all'1,7% del 2015. Questa contrazione è stata determinata sia dalla caduta delle vendite verso Mosca, ma anche dall'aumento delle esportazioni italiane nel mondo che, tra il 2013 e il 2015, sono passate da 390 a quasi 414 miliardi di euro. La Russia, che nel 2013 era l'ottavo paese per destinazione dell'export italiano, è diventata nel 2015 tredicesima ed è stata scavalcata da Polonia, Cina, Turchia, Paesi Bassi e Austria.

Lombardia, Emilia e Veneto le regioni più colpite
I dati arrivano dalla Cgia di Mestre, che sottolinea come le regioni che hanno subito gli effetti negativi più pesanti sono state Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni): oltre il 72% del totale del calo dell'export verso la Russia ha interessato questi tre territori. L'associazione che rappresenta migliaia di piccole imprese e artigiani sottolinea come anche alla luce degli attacchi terroristici avvenuti nei giorni scorsi a Bruxelles sia «giunto il momento che l'Unione europea riveda la propria posizione nei confronti di Mosca». Rispetto al 2014, spiega il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo, «le condizioni geo-politiche sono completamente cambiate. Per ripristinare la pace nell'area mediorentale e per combattere le frange terroristiche presenti in Europa, la Russia è un alleato strategico indispensabile per il mondo occidentale. Proseguire con le misure restrittive nei confronti della Russia sarebbe poco oculato e controproducente».

Perché le sanzioni alla Russia
In risposta all'annessione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014, l'Ue ha imposto una serie di azioni restrittive contro Mosca. Queste azioni sono state di natura diplomatica, come ad esempio l'esclusione dalle riunioni del G8, di carattere restrittivo – sono stati congelati beni e vietati i visti applicati a persone e entità responsabili di azioni contro l'integrità territoriale dell'Ucraina – ma ci sono state anche sanzioni di tipo economico. Le sanzioni di tipo economico sono state avviate nel luglio del 2014, rafforzate nel settembre del 2014 e resteranno in vigore almeno fino al prossimo 31 luglio. Hanno colpito il settore finanziario, energetico e della difesa.

In vigore fino al 31 luglio
In pratica, in cosa si è tradotto tutto questo? I cittadini e le imprese europee non possono più acquistare o vendere nuove obbligazioni, azioni o strumenti finanziari simili con scadenza superiore a 30 giorni emesse dalle cinque principali banche russe di proprietà statale, dalle tre principali società energetiche e dalle tre grandi aziende che si occupano di difesa. Come se non bastasse, c'è un embargo sull'import-export di armi (con qualche eccezione) e le esportazioni di alcune attrezzature e tecnologie legate all'energia sono soggette a preventiva autorizzazione da parte delle autorità competenti degli Stati membri.