28 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
100mila assunzioni fasulle per intascare soldi pubblici

Lavoro, dopo il «buco» del Jobs Act Poletti rilancia: «Ora serve un Social Act»

Nel 2015 l'occupazione è aumentata grazie agli sgravi fiscali, ma il Jobs Act è finito nel mirino dell'Inps. Mentre il governo assicura che i "furbetti" saranno puniti, il ministro del Lavoro lancia una nuova mission

ROMA – Circa 100mila dei lavoratori assunti grazie al Jobs Act nel 2015, su un totale di un milione e mezzo, non aveva diritto allo sgravio fiscale e secondo l'Inps il danno economico per le casse dello Stato corrisponde a 600 milioni di euro: soldi di pensionati e contribuenti. Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, i furbetti saranno puniti. Ma intanto il governo volta pagina e già pensa al «Social Act».

Più occupazione grazie agli sgravi fiscali
Nel 2015 è aumentata l'occupazione e, per la prima volta dopo sette anni, il tasso di disoccupazione ha subito una flessione significativa, passando dal 12,7% del 2014 all'11,9% dello scorso anno. A dicembre c'è stato un vero e proprio exploit, perché i contratti a tempo indeterminato, al netto delle cessazioni, sono cresciuti di circa 186mila unità. Dati alla mano, si evince però che la movimentazione contrattuale relativa agli ultimi mesi del 2015 è ascrivibile soprattutto agli incentivi per le nuove assunzioni messi in atto dal governo con gli sgravi fiscali.

Il Jobs Act nel mirino dell'Inps
Ora proprio gli sgravi fiscali sono entrati nel mirino dell'Inps. Secondo il direttore centrale Entrate dell'istituto, infatti, circa 600 milioni di euro di sgravi contributivi sarebbero stati «indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017». Significa che 60mila aziende italiane si sono avvantaggiate di sgravi contributivi che non avevano alcun diritto di percepire, e l'Inps stima che una sbandierata nuova assunzione ogni quindici sia addirittura fasulla. Il danno per le casse dello Stato causato da questi «furbetti» sarebbe pari a 600milioni di euro: soldi dei pensionati e dei contribuenti italiani.

I furbetti saranno puniti (?)
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è intervenuto sulla spinosa vicenda e ha promesso l'intervento del governo per punire i colpevoli: «è giusto che chi ha usufruito indebitamente di sgravi fiscali venga duramente colpito». «Noi vogliamo bene alle imprese, ma a quelle regolari che non sfruttano il lavoro» ha proseguito il ministro, poi è tornato ad elogiare con zelo i risultati del Job Act: «Credo che questo non cambi in maniera significativa i numeri in questione. 400 mila posti di lavoro stabili in più sono un risultato straordinario». Il ministro, archiviato rapidamente il «buco» che i furbetti del Jobs Act hanno lasciato nelle casse dello Stato e dopo aver dato ieri il via libera al part time agevolato, oggi si lancia in una nuova proposta piuttosto audace: «Dopo il jobs act abbiamo bisogno di un social act».

Dal Jobs Act al Social Act
Entrando alla Conferenza delle Regioni dov'è in programma un incontro con i presidenti sui temi del lavoro e della povertà, Poletti ha spiegato che «questo paese non ha mai avuto una rete che si occupasse in termini universalistici di tutelare quelle fasce di popolazione che si trovavano in situazione di grande difficoltà». Le nostre politiche sociali - ha sottolineato il ministro - sono sempre state categoriali: perdi il lavoro e hai un aiuto. Ma se il lavoro non ce l'hai mai avuto, che fine fai? «Quindi bisogna fare qualcosa di importante», ha annunciato l'economista di Palazzo Chigi. Poletti ha ricordato che oggi il Sia, il sostegno all'inclusione attiva, potrebbe permettere di intervenire su circa 500mila minori e circa un milione di persone. Inoltre in Parlamento proseguono i lavori sulla «legge delega per il piano nazionale per la lotta alla povertà e per la costruzione di questo strumento», ha concluso il ministro.