1 maggio 2017
Aggiornato 06:00
pronta ad accettare bond greci

Tra Grecia e Bce pace fatta (forse). Ma perché proprio ora?

La BCE riapre le sue porte alla Grecia e si prepara a riammettere i titoli di stato ellenici nelle operazioni di finanziamento delle banche europee. Il paese potrebbe finalmente emanciparsi dall'ELA in una fase molto delicata per l'Ue. Nel frattempo, la Germania ha già ottenuto quello che voleva

ROMA – L'accordo sulla crisi greca raggiunto all'Eurogruppo potrebbe aprire la strada anche alla possibilità che la BCE torni ad accettare i titoli del debito greco come collaterale per le normali operazioni di finanziamento delle banche europee. Si tratterebbe di una grande conquista per la Grecia, che in questo modo potrebbe ridurre la sua dipendenza dalla – ben più cara – liquidità di emergenza dell'Ela. Ma cosa c'è dietro la mossa della BCE?

La BCE riapre le sue porte alla Grecia
I rumors si sono moltiplicati nelle scorse ore, ma questa mattina è stato il ministro delle Finanze greco in persona, Euclid Tsakalotos, a dare l'annuncio sulla stampa locale. Secondo quanto riporta Agenzia Nova, l'erede di Yanis Varoufakis avrebbe dichiarato che i titoli di stato ellenici saranno inclusi prossimamente nel programma di quantitative easing della Banca centrale europea. Inoltre, il ministro del governo Tsipras si è rivolto ai giornalisti sottolineando che l'ultimo Eurogruppo ha finalmente messo fine al «circolo vizioso» dell'economia greca aprendo la strada alla ripresa.

Gli antefatti del 2015
E' davvero così? Anche secondo la stampa italiana, l'accordo raggiunto all'Eurogruppo sulla crisi greca potrebbe indurre la BCE ad accettare i titoli del debito ellenico come collaterali per le normali operazioni di finanziamento delle banche. Dalla rottura delle trattative tra il governo Tsipras e i creditori internazionali, poco dopo l'insediamento del nuovo governo greco, l'istituto di Francoforte aveva sospeso l'esenzione concessa fino al febbraio 2015 ed ora è probabile che apra nuovamente le sue porte alla Grecia, che ha appena superato l'esame di Bruxelles.

La dipendenza economica dall'ELA
Per il paese sarebbe un'altra bella notizia, dopo quella della nuova tranche di aiuti comunitari che permette de facto alla Grecia di evitare il default. Dal 2015, infatti, il governo di Alexis Tsipras è dipendente dalla liquidità di emergenza, alla quale ricorre mediante lo strumento comunitario dell'ELA (emergency liquidity assistance). Rispetto ai canali «normali» di finanziamento, però, il servizio dell’ELA è di gran lunga più oneroso: gli Stati costretti a utilizzarlo pagano il denaro ricevuto in prestito un prezzo circa trenta volte superiore a quello considerato ordinario.

Pragmatismo e lungimiranza
L'emancipazione del governo dall'ELA permetterebbe al paese di abbassare in maniera significativa i suoi costi di finanziamento e di investire le risorse risparmiate per rilanciare l'economia nazionale. Quello che la BCE starebbe per concedere alla Grecia si profila quindi come un regalo estremamente prezioso. Non si tratta, però, di semplice generosità. E' piuttosto questione di pragmaticità e lungimiranza. Per far sì che il paese rispetti gli impegni assunti nella sede dell'Eurogruppo, l'economia greca deve ripartire e per crescere non può permettersi delle (altre) zavorre in aggiunta agli onerosi interessi sul debito.

Una fase delicata per l'Ue
Inoltre, l'Unione Europea sta attraversando una fase estremamente difficile nella quale è in gioco la sua stessa sopravvivenza: le crisi politiche, il voto sulla Brexit, l'emergenza immigrazione e il pericolo Isis la stanno mettendo duramente alla prova. Per la stessa ragione, anche la Commissione europea ha deciso di adottare un atteggiamento «conciliante» recentemente sia nei confronti della crisi greca sia per quanto riguarda il giudizio sui conti pubblici italiani. Come potrebbe la banca centrale europea agire diversamente mostrando il pugno ad Atene?

La Germania ha ottenuto quello che voleva
L'economia continentale non può permettersi altra benzina sul fuoco. E neppure la Germania, proprio ora che il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, è riuscito ad ottenere il suo obiettivo più importante: evitare al governo Merkel di doversi ripresentare in Parlamento, prima delle elezioni del 2017, per votare sulle nuove misure a favore di Atene, una delle cause più impopolari presso l’opinione pubblica tedesca. Tutti d'accordo dunque. Ma il destino della Grecia è ancora un'incognita.