24 aprile 2017
Aggiornato 23:00
Dalla Exor alla Apple

Europa, dove tutto è merce da competizione. E dove muore il caro vecchio Stato

La Exor non è più italiana e l'Irlanda preferisce rinunciare a 13 miliardi di euro dovuti dalla Apple al governo irlandese. Sono solo i primi sintomi di una malattia ben più grave che rischia di travolgerci tutti e decretare la fine dello stato nazione

Apple dovrà rimborsare all'Irlanda 13 miliardi di euro di tasse non pagate. (© symbiot | Shutterstock.com)

ROMA - Siete pronti a non essere più italiani? Siete pronti alla scomparsa di termini come «nazionalità» e «cittadinanza»? Organismi di un mondo nuovo fondato sui «sistemi sciame», privo di connotazioni culturali, uniforme. E’ il futuro prossimo venturo che ci aspetta, ed è bene essere preparati, almeno psicologicamente.

La Exor non è più italiana
Potrebbe sembrare fantascienza, e torna in mente il profetico libro «Out of control» di Kevin Kelly, in cui veniva profetizzato una nuova biologia delle macchine che genererà equilibri politici ed economici fuori controllo. Ma, in questa storia, il reame delle macchine rimane sullo sfondo. Da qualche giorno la Exor non è più italiana, ha seguito le controllate (Fca, Ferrari, Chn etc.) che la famiglia Agnelli, e gli azionisti minori, hanno da tempo portato in Olanda. L’operazione diviene pubblica nei giorni in cui prende piedi un paradosso fiscale senza precedenti. Uno stato sovrano, avente diritto ad incassare 13 miliardi di euro dalla multinazionale Apple, ha deciso di fare ricorso contro l'Unione europea, l’istituzione che ha inflitto la maxi multa alla multinazionale della mela.

Il caso dell'Irlanda che vuole rinunciare ai soldi della Apple
L’Irlanda vorrebbe, anzi vuole, rinunciare all’intero budget annuo del suo sistema sanitario. Perché? La scelta del governo irlandese poggia su due pilastri. Il primo: i tredici miliardi di euro, una volta incassati e chissà quando, andrebbero a coprire il debito pubblico, quindi tanto vale lasciarli alla Apple che magari li reinveste. Secondo: la Apple dà lavoro a 5.500 persone in Irlanda e le minacce che giungono dal tesoro statunitense fanno tremare i polsi in un momento di regressione economica diffusa: «Le azioni della Commissione minacciano di compromettere gli investimenti stranieri, il clima per le imprese in Europa e l'importante spirito di collaborazione economica tra Stati Uniti e Ue».

La semplicità del modello neoliberista
La stessa linea di Tim Cook, amministratore delegato della Apple: «La mossa della Commissione è senza precedenti e ha implicazioni serie e di vasta portata. L'effetto più profondo e dannoso della decisione di Bruxelles sarà sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro in Europa.» Il modello economico, tipicamente neoliberista, è molto semplice: a fronte di una tassazione bassa, o nulla, si possono sviluppare investimenti economici esteri e quindi posti di lavoro. Nella realtà tale modello è un colabrodo di esternalità negative in tutto il mondo, ma questo va di moda. Ma guardando in prospettiva queste scelte aziendali che intersecano con le leggi fiscali nazionali si può vedere il futuro degli stati nazione. Di quegli organismi sviluppati prettamente nel XIX secolo in senso al movimento culturale «romantico».

La legge matematica dell'equilibrio di Nash
Perduto per sempre l’ideale di un territorio dove vivono comunità culturali, ed etniche, omogenee, rimane il ruolo dello stato, raccoglitore e redistributore di risorse. Se la tassazione, come accade all’interno dell’Unione europea, diventa strumento per creare una competizione tra stati, allora diventa fondamentale ricordare la legge matematica conosciuta come «Equilibrio di Nash»: un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse e l'equilibrio c'è quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme.

La dinamica a perdere del cotesto fiscale dell'Ue
Tradotto: se vai avanti da solo cercando di fregare gli altri, il sistema di cui fai parte collassa. Vale per gli stati come per i singoli cittadini. La differenza di tassazione tra i vari paesi che compongono l’Unione europea è la ragione indomabile, insuperabili e incontrovertibile della debolezza insita nel progetto europeo che, delle origini nobili di Ventotene, come recentemente raccontato su queste pagine, non ha più nulla. L’applicazione della legge di Nash al contesto fiscale della Unione europea porta in sé lo squilibrio sufficiente a far crollare l’idea di stato nazione, perché in una dinamica «perdere-perdere» (tutti agiscono non solo per il proprio interesse ma per danneggiare gli altri) il risultato finale è sempre dato dalla perdita dell’equilibrio. Sia esso sociale, economico o politico. Se la competizione europea è centrata solo sul livello minimo di tassazione (Irlanda, Olanda, Londra, Lussemburgo, etc) prima o poi tutti decideranno di tendere a qualcosa di molto prossimo allo zero fiscale.

La sostituzione degli stati nazione con il «Mercato»
Ovviamente non si parla di difendere la pressione fiscale dell’Italia, fuori norma e fuori scala. Si tratta di trovare un punto di equilibrio comune che impedisca fughe di capitali, per altro divenute legittime. L’Italia, in una competizione fiscale di questo tipo, non ha carte da giocare. L’unica cosa che può fare è svalutare il costo del lavoro, processo alla base della crisi dei consumi in corso,  e privatizzare il welfare state. Altri strumenti per attrarre investimenti non ci sono. La vasta evasione fiscale è in sé inattaccabile, perché nella stragrande maggioranza altro non è che uno strumento di sopravvivenza per la classe povera. L’inerzia del processo sta travolgendo qualsiasi resistenza e troverà pieno sbocco nella sostituzione degli stati nazione con una nuova macro entità, denominata «Mercato». E se il mercato diverrà il luogo dove i soggetti economici possono spostarsi dove preferiscono, perché questo non sarà possibile anche per la persone fisiche? Decidere che io, singolo cittadino, non voglio più pagare le tasse in Italia ma voglio pagarle come la Apple in Irlanda: perché no? Sono dinamiche già presenti che presto dilagheranno anche tra le persone comuni. Il Ttip, era, ed è tuttora nonostante la pausa in essere, l’organismo prodromico di questa trasformazione. In cui tutto è merce, tutto è oggetto di competizione, soprattutto fiscale e finanziaria.