29 maggio 2017
Aggiornato 02:00
Silenzio assenso di Bruxelles

Latte, l'Italia vince la sua battaglia con l'Ue. Etichette per difendere il made in Italy

Per una volta, gli interessi italiani hanno prevalso. Le etichette dei prodotti derivati dal latte e affini dovranno rispettare un'esigenza di trasparenza che salva l'immagine del Made in Italy

ROMA - Questa volta si può dire che l'Italia abbia vinto una sua battaglia in Europa. No, non stiamo parlando di migranti, né tantomeno di politica economica, ma l'argomento è comunque degno di nota, perché si tratta di made in Italy. La Coldiretti, in apertura del forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio, ha annunciato il via libera europeo alla richiesta italiana di indicare obbligatoriamente l'origine del latte e dei prodotti affini, a cominciare dai formaggi.

Scaduti i termini
L'associazione fa sapere che «sono scaduti senza obiezioni alle ore 24 del 13 ottobre i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti». E il silenzio dell'Ue è stato interpretato come un assenso. 
 
Le nuove etichette
Le nuove etichette di prodotti caseari come latte, burro e mozzarella dovranno quindi «aiutare i consumatori a scegliere». Un provvedimento già annunciato dal premier Matteo Renzi e dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina in occasione della Giornata nazionale del latte Italiano a Milano, quando Martina aveva definito l'invio della richiesta in sede Ue come di «una tappa storica per il mondo dei produttori e degli allevatori».Per il Ministro, in particolare, quello era un passaggio «necessario per garantire sempre di più e sempre meglio i nostri allevatori in questo momento molto difficile per la crisi del latte che sta vivendo tutta l'Europa».

Per Paesi Ue
In etichetta, dunque, verranno indicati il Paese di mungitura, quello di condizionamento il latte è stato condizionato e quello di trasformazione. Solo nel caso in cui il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con un'unica dicitura. In caso contrario, se le diverse fasi di produzione avvengono in luoghi differenti, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: «miscela di latte di Paesi UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato in Paesi UE» per l'operazione di condizionamento, «latte trasformato in Paesi UE» per l'operazione di trasformazione.

Per Paesi extra-Ue
Infine se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell'Ue, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: «miscela di latte di Paesi non UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato in Paesi non UE» per l'operazione di condizionamento, «latte trasformato in Paesi non UE» per l'operazione di trasformazione.

Gli italiani vogliono la trasparenza
Del resto, come ricorda la Coldiretti, le esigenze di trasparenza degli italiani sono cresciute notevolmente: secondo una consultazione pubblica online del Ministero delle Politiche agricole, in più di 9 casi su 10 i cittadini del Belpaese considerano molto importante che l'etichetta riporti il Paese d'origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione. E non c'è da stupirsi, visto che gli italiani sono grandi consumatori di prodotti derivati dal latte, con una media di 48 chili di latte alimentare a persona e il settimo posto su scala mondiale per i formaggi con 20,7 chilogrammi per persona all'anno dietro ai francesi con 25,9 chilogrammi a testa, ma anche a islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri.

Una vittoria per il made in Italy
Il provvedimento, secondo la Coldiretti, salva 120mila posti di lavoro nell'attività di allevamento da latte, che generano lungo la filiera un fatturato di 28 miliardi che è la voce più importante dell'agroalimentare italiano dal punto di vista economico. Ma viene salvata anche l'immagine del Made in Italy, dato che la scelta di trasparenza fatta in Italia «è importante per essere piu' forti anche nella lotta all'agropirateria internazionale sui mercati esteri dove i formaggi Made in Italy hanno fatturato ben 2,3 miliardi (+5%) nel 2015», conclude la Coldiretti. L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi «auspicabilmente dal primo gennaio 2017 come è stato previsto per un testo analogo in Francia».