4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Ape social o non social

Pensioni, l'Ape social è un miraggio: solo 25mila possibili beneficiari

L'anticipo pensionistico in versione «social», cioé gratuito perché completamente a carico dello Stato, riguarderà soltanto una ristretta platea di circa 25mila possibili destinatari. Per tutti gli altri la storia sarà molto diversa (e ben più costosa)

L'Ape social è riservato a una ristretta platea di 25mila persone. (© Syda Production | Shutterstock.com)

ROMA – L'Ape social rischia di diventare un miraggio per molti aspiranti pensionati. La possibilità di lasciare anticipatamente il proprio posto di lavoro rispetto alle regole della riforma Fornero, beneficiando di un aiuto da parte dello Stato, riguarderà solo un esiguo gruppo di lavoratori: una platea di appena 25mila pensionandi a fronte di quelle 350mila persone stimate tra gli over 60 con 35-40 di contributi alle spalle e potenzialmente interessate all'Ape.

L'Ape «social» sarà un miraggio per molti
L'Ape social sarà un miraggio per molti, moltissimi aspiranti pensionati. Il pensionamento anticipato a carico dello Stato per alcune categorie di lavoratori, infatti, potrebbe diventare realtà soltanto per appena 25mila beneficiari, a fronte di quelle 350mila persone stimate tra gli over 60 con 35-40 anni di contributi versati alle loro spalle e potenzialmente interessate allo strumento. Ricordiamo che la cosiddetta Ape, cioè l'anticipo pensionistico, è la possibilità di lasciare il proprio posto di lavoro in anticipo rispetto alle regole della Riforma Fornero ed una delle novità più importanti del piano previdenza del governo Renzi (LEGGI ANCHE "Riforma delle pensioni, riassunto veloce di cosa vuole fare il governo").

A chi è riservato l'anticipo gratuito
L'Ape diventa «social», cioè a costo zero per il lavoratore in quanto si trasforma in una prestazione assistenziale a carico dello Stato, per alcune categorie sociali: i disoccupati cronici senza più ammortizzatori sociali, i lavoratori disabili o con disabili a carico - purché abbiano almeno 30 anni di contributi previdenziali versati (invece dei 20 precedentemente annunciati) - e gli aspiranti pensionati con un futuro assegno previdenziale lordo inferiore ai 1500 euro (che in pratica coincide con una pensione netta tra i 1.100 e i 1.200 euro contro i 1.650 euro lordi inizialmente richiesti dai sindacati). Ma l'Ape è social, e quindi gratuito, anche per i futuri pensionati che rientrano nella categoria dei lavori usuranti (sono oltre venti e tra queste ci sono i facchini, i lavoratori edili, alcune categorie di infermieri e le maestre d'asilo) (LEGGI ANCHE "Pensioni, le 5 vie per accedere all'Ape").

Per tutti gli altri il prezzo da pagare sarà molto alto
Ma questi pensionandi potranno beneficiare dell'anticipo pensionistico gratuito solo se hanno almeno 36 anni di contributi versati. In pratica, la platea dei destinatari dell'Ape social si restringe così a circa 25mila possibili beneficiari. Per tutti gli altri la faccenda è molto diversa: se i lavoratori vogliono ricorrere all'Ape dovranno farlo completamente a loro carico. E qui parliamo di circa 350mila lavoratori potenzialmente interessati: cioè i nati tra il 1951 e il 1953 che potranno andare in pensione a partire dai 63 anni, ossia 3 anni e 7 mesi prima rispetto a quanto stabilito dalla Riforma Fornero. In questo caso, però, dovranno sostenere le spese dell'anticipo pensionistico contraendo un mutuo ventennale per rimborsare l'anticipo versato per loro dalle banche. Così i pensionati pagheranno di tasca loro gran parte del costo della manovra, rinunciando a una percentuale sull'assegno previdenziale che può andare dall'1-2% al 15% a seconda dei casi. Secondo uno studio realizzato dalla Uil, se un pensionando accettasse di uscire dal mondo del lavoro con tre anni di anticipo grazie al meccanismo dell'Ape, a fronte di una pensione netta di 2500 euro mensili, dovrebbe pagare per vent'anni una rata di circa 500 euro per tredici mensilità l'anno.