4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Vertenza Almaviva

Almaviva, i lavoratori occupano la sede di Palermo. Ma la crisi dei call center è una bomba sociale

Sale la tensione tra Almaviva e i suoi dipendenti dopo l'annuncio di un imminente licenziamento che coinvolgerà circa 3mila lavoratori e il trasferimento di altri 397 dipendenti dalla Sicilia alla Calabria. Ma tutto il settore dei call center in Italia è in crisi

PALERMO – Nuovo capitolo nella vicenda dei call center di Almaviva Contact. I lavoratori della sede di Palermo hanno occupato il call center di via Marcellini e i sindacati hanno proclamato due giornate di sciopero. Dopo l'annuncio della riorganizzazione aziendale e del licenziamento di circa 3mila lavoratori, sale ancora la tensione nello scontro in atto tra la società e i suoi dipendenti. Ma la storia parte da lontano.

Sale la tensione tra Almaviva e i suoi dipendenti
Il clima diventa incandescente in Almaviva Contact. Sale la tensione tra la società e i suoi dipendenti. I lavoratori palermitani hanno occupato la sede di via Marcellini e i sindacati hanno proclamato due giornate di sciopero. L'azienda nelle scorse ore aveva annunciato una imminente riorganizzazione della forza lavoro e il licenziamento di circa 3000 dipendenti tra Roma (1.666 persone) e Napoli (845 persone). Inoltre ha deciso il trasferimento aziendale di 397 operatori - come riporta La Repubblica - dalla Sicilia a Rende, in Calabria. Secondo i rappresentanti dei lavoratori si tratta di un licenziamento «mascherato» perché le condizioni economiche del trasferimento sono proibitive per i dipendenti.

I lavoratori occupano la sede di Palermo
Le notizie che giungono dalla sede di via Marcellini confermano che la situazione è «oltre il livello di guardia». Almaviva Contact ha risposto all'occupazione del call center con una nota, definendo «inammissibili» le forme di protesta che si collocano fuori della legalità, «come quella in corso a Palermo». E ha minacciato di prendere imminenti provvedimenti. Ma quello che si sta svolgendo nel capoluogo siciliano non è che l'ultimo capitolo della dolorosa vicenda di Almaviva, che solo la scorsa primavera vedeva coinvolti tremila lavoratori a rischio licenziamento. Un accordo con il governo e i sindacati sembrava allora aver risolto la situazione che, invece, si sta ripresentando a pochi mesi di distanza in tutta la sua drammaticità.

L'accordo della scorsa primavera
L'intesa sulla vertenza Almaviva era stata raggiunta dopo ben 17 ore di trattative notturne tra l'azienda, i sindacati e le istituzioni rappresentate dalla viceministra allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, il 31 maggio scorso. L'accordo scongiurava il licenziamento di 3mila lavoratori e prevedeva l'utilizzo di 18 mesi di ammortizzatori sociali, con sei mesi di contratti di solidarietà e poi Cig straordinaria per un anno. Almaviva inoltre si era impegnata a non chiudere la sede di via Marcellini a Palermo. L'accordo con il governo e i sindacati del 31 maggio scorso evitò che il 5 giugno venissero licenziati 1.670 dipendenti Almaviva della sede di Palermo, 918 da quella di Roma e 400 dalla sede di Napoli.

I problemi economici all'origine della vertenza
La vertenza era stata scatenata dalla decisione della società di ridurre drasticamente il personale a causa delle difficoltà economiche che Almaviva si trovava ad affrontare e relative sia a una congiuntura economica negativa generale sia, nello specifico, alla concorrenza dei call center che hanno la loro sede in paesi come l'Albania e la Tunisia, dove i dipendenti – pur parlando italiano - sono pagati molto meno rispetto ai colleghi che lavorano in Italia. Ma oggi il problema si ripresenta in tutta la sua drammaticità. L'azienda punta il dito contro la crisi del mercato, sottolineando che «è in costante deterioramento e almeno dieci aziende dello stesso comparto hanno chiuso negli ultimi mesi» a causa della concorrenza dei paesi stranieri.

I call center lasciano l'Italia per trasferirsi dove i costi sono più bassi
I dati ufficiali dell'Istat albanese confermano che nel 2015 il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano è raddoppiato, dando vita a oltre 25 mila posti di lavoro. Almaviva Contact fa sapere che nel periodo successivo all'intesa del 31 maggio scorso le perdite medie mensili dei siti di Roma e Napoli sono state pari a 1,2 milioni di euro a fronte di ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro, nonostante l'utilizzo di ammortizzatori sociali. I sindacati rispondono che si tratta di una «decisione scellerata» e in «palese violazione dell'accordo della scorsa primavera». Domani è previsto un altro incontro al Mise, dopo quello fallito di ieri, per cercare un nuovo accordo tra le parti. Se non si troverà, tra meno di cinque giorni i primi 157 dipendenti della sede palermitana di Almaviva Contact dovranno prendere servizio in Calabria. Non sappiamo come si concluderà questa triste vicenda, ma di certo il settore dei call center è troppo spesso privo di ammortizzatori sociali e tutele per i lavoratori. Secondo i sindacati, senza interventi rapidi circa 80mila lavoratori di call center rischiano di perdere il posto. Si tratta di una vera e propria bomba sociale.