23 marzo 2017
Aggiornato 21:00
Juncker sfida Renzi

Ue, Juncker bacchetta Renzi: «Ecco perché l'Italia ci attacca a torto»

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha risposto alle accuse mosse dal presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, nei confronti dell'intransigenza dell'UE sui conti della legge di Bilancio del governo

BRUXELLES – Juncker bacchetta Renzi. Il presidente della Commissione europea è intervenuto a Bruxelles alla Confederazione europea dei sindacati e ha colto l'occasione per dare una «bastonata» al presidente del Consiglio italiano, che a più riprese nei giorni scorsi ha accusato l'Unione Europea di essere troppo intransigente con il Belpaese, soprattutto in virtù dei terremoti che hanno devastato il Centro-Italia. Ma Juncker respinge le accuse al mittente e riprende il premier italiano su un paio di questioni.

Juncker bacchetta Renzi
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha bacchettato il premier italiano, Matteo Renzi. Juncker è intervenuto a Bruxelles alla Confederazione europea dei sindacati e ha puntualizzato che l'Italia chiede, giustamente, di tenere conto del costo dei terremoti e delle politiche per i rifugiati, ma questi costi cumulati equivalgono «allo 0,1% del Pil», mentre il governo prevede un deficit nel 2017 del 2,4% del Pil, invece dell'1,7% che aveva promesso. «Vorrei che non si dimenticasse il fatto che la mia Commissione ha introdotto nel Patto di Stabilità degli elementi di flessibilità di cui hanno beneficiato diversi Stati membri, e in particolare l'Italia», ha ricordato Juncker.

L'Italia non mantiene le promesse fatte all'UE
Tuttavia, ha proseguito, «l'Italia non cessa di attaccare, a torto, la Commissione, e questo non produce i risultati attesi». L'Italia nel 2016 può spendere 19 miliardi in più di quanto avrebbe potuto fare «se io non avessi riformato il Patto di stabilità nel senso della flessibilità indicata», ha osservato Juncker. La saggezza vuole che prendiamo in conto i costi dei terremoti e dei rifugiati. Ma questi costi cumulati equivalgono allo 0,1 per cento del Pil. «L'Italia ci aveva invece promesso di arrivare a un deficit dell'1,7% nel 2017. Ora ci propone il 2,4%», in ragione dei costi del terremoto e dei rifugiati, quando questo costo è limitato allo 0,1 per cento del Pil. «Siamo in contatto stretto con il governo italiano, così come con gli altri governi europei, e restiamo vigilanti», ha aggiunto il presidente della Commissione. «Non si può più dire che le politiche di austerità siano continuate con questa Commissione così come erano state predisposte inizialmente», ha concluso Juncker.