4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
La Bce e il QE

E fu così che Draghi svelò i 3 grandi rischi di Eurolandia

Il Comitato europeo per il rischio sistemico ha presentato il suo rapporto al Parlamento europeo, elencando i tre grandi rischi che affliggono la salute e il destino di Eurolandia. Secondo il governatore Draghi l'UE resta una costruzione fragile

Il presidente della Bce, Mario Draghi. (© Askanews)

ROMA – Tre grandi rischi affliggono la salute di Eurolandia. Tre capitoli di vulnerabilità elencati e individuati dallo European Systemic Risk Board, in occasione della presentazione del suo rapporto al Parlamento europeo. Sono: la sostenibilità dei modelli di business; la crescente e diffusa assunzione di rischi e i cambiamenti nella struttura del sistema finanziario. Lo studio è stato illustrato dal presidente dello Esrb e della Bce, il governatore Mario Draghi, che ricopre entrambe le cariche.

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I tre rischi per la salute di Eurolandia
La salute di Eurolandia è soggetta a tre grandi rischi. Sono stati individuati ed elencati dallo European Systemic Risk Board (il Comitato europeo per il rischio sistemico), che è un organismo indipendente – anche se per statuto il presidente del suo Comitato è lo stesso presidente della Banca centrale europea - creato allo scopo di vigilare sui rischi sistemici dell'Eurozona. E' stato il governatore centrale, Mario Draghi, presidente dello Esrb e della Bce a descrivere i tre capitoli di vulnerabilità che affliggono l'UE. Si tratta della sostenibilità dei modelli di business; della crescente e diffusa assunzione di rischi e dei cambiamenti nella struttura del sistema finanziario dell'Unione.

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Le rassicurazioni di Draghi
Draghi ha precisato che i primi due capitoli, la sostenibilità dei modelli e le prese di rischio, possono effettivamente aumentare con il passare del tempo e il persistere di bassi tassi di interesse, mentre le considerazioni sui mutamenti della struttura della finanza sono molto più teoretiche. «L'Esrb continuerà a esercitare il suo mandato di vigilanza macroprudenziale sul sistema finanziario dell'Unione europea, anche con l'identificazione delle vulnerabilità specifiche per singoli Paesi», ha detto Draghi. Il Board, ha concluso, è in grado di mettere in campo sollecitazioni e pressioni «contro l'inazione», tramite il meccanismo di allerta e le raccomandazioni.

L'UE resta una costruzione fragile
Poche ore prima, intervenuto in audizione davanti al Parlamento europeo, Draghi aveva sottolineato che in questa fase il maggiore fattore di rischio che grava sull'area euro è quello di «uno stallo della ripresa, invece di un suo consolidamento a livelli più elevati». Secondo il governatore centrale l'Unione Europea è come una casa la cui costruzione non è stata ancora completata: «non è stabile, ma fragile». E' necessario quindi lavorare per superare le vulnerabilità dell'UE e ogni stato deve fare la sua parte. Draghi ha rafforzato i segnali che profetizzano l'annuncio dell'imminente prolungamento del QE, ma il presidente ha anche voluto sottolineare – rispondendo a una domanda che gli è stata sottoposta - che alla Bce «non ignoriamo i rischi legati all'espansione delle liquidità».