4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
A rischio 80mila posti di lavoro

La bomba sociale dei call center potrebbe essere disinnescata (lobby permettendo)

Nel mondo dei call center sono a rischio circa 80mila posti di lavoro. Secondo i sindacati di categoria le aziende mettono i loro dipendenti di fronte a dei veri e propri «licenziamenti di massa mascherati». Ma qualcosa (forse) sta per cambiare

Un operatore dei call center su cinque in Italia rischia il posto di lavoro. (© Rawpixel.com | Shutterstock.com)

ROMA – Nel mondo dei call center sono a rischio circa 80mila posti di lavoro. Una vera e propria bomba sociale che potrebbe esplodere nei prossimi mesi. Il settore soffre la congiuntura economica negativa e in Italia è stato messo duramente alla prova dalle delocalizzazione in paesi stranieri dove i dipendenti vengono pagati (molto) meno rispetto ai colleghi italiani. Senza tutele, diritti, o ammortizzatori sociali, i lavoratori nazionali sono prigionieri di un limbo. Ma qualcosa (forse) sta per cambiare.

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A rischio 1 posto di lavoro su 5
I lavoratori intrappolati nei call center vivono in un limbo. Uno su cinque rischia il posto di lavoro. Complessivamente si tratta di 80mila persone che potrebbero perdere la loro occupazione da un momento all'altro. Il settore soffre di una crisi profonda, che è il risultato sia della congiuntura economica negativa internazionale sia della delocalizzazione che negli ultimi anni ha ridotto le retribuzioni dei dipendenti italiani di circa il 20% per effetto della concorrenza con i colleghi dei paesi stranieri, dove il costo del lavoro è (molto) più basso. In Italia almeno dieci aziende del settore hanno chiuso i battenti negli ultimi mesi, mentre in paesi come l'Albania e la Tunisia il numero dei call center è raddoppiato.

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«Licenziamenti mascherati» a go go
I dati ufficiali dell'Istat albanese confermano che nel 2015 i call center che lavorano per il mercato italiano hanno dato vita a oltre 25 mila nuovi posti di lavoro. Nel Belpaese, invece, chiudono uno dopo l'altro. Uno dei casi più clamorosi è quello della Convergys, la multinazionale americana con sede in Ohio che qualche giorno fa ha comunicato ai suoi 221 dipendenti italiani la chiusura del call center di Cernusco sul Naviglio (in provincia di Milano). La Convergys ha proposto ai suoi lavoratori di trasferirsi alla sede di Cagliari, ma per i sindacati si tratta dell'ennesimo «licenziamento mascherato». La stessa storia, d'altronde, noi del Diariodelweb ve l'abbiamo raccontata ai tempi della vicenda di Almaviva.

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Art 24-bis de Decreto Sviluppo: una norma costantemente aggirata
Anche in questo caso, l'azienda aveva proposto ai suoi 397 operatori siciliani di trasferirsi con armi e bagagli in quel di Rende, in Calabria, per non perdere il posto di lavoro. Secondo i sindacati, nel giro di qualche mese, potrebbero restare disoccupati 70-80mila operatori di call center. All'origine di questa bomba sociale c'è l'articolo 24-bis del Decreto Sviluppo del 2012, in base al quale l'utente che viene contattato da un call center deve essere messo in condizione di sapere da dove proviene la chiamata dell'operatore per poter scegliere di ricevere il servizio da una sede sita sul territorio nazionale. Questa norma, però, che avrebbe dovuto arginare la delocalizzazione per tutelare i lavoratori italiani, è stata costantemente aggirata.

Qualcosa (forse) sta per cambiare
E neppure le sanzioni  - che sarebbero dovute essere comminate in base alla legge alle imprese responsabili delle violazioni - hanno funzionato. Ma ora qualcosa (forse) sta per cambiare. Come riporta l'AGI, una norma contenuta nella legge di Bilancio approvata ieri dalla Camera impone finalmente un freno alla delocalizzazione introducendo l'obbligo da parte dell'operatore di dichiarare da dove chiama e da dove risponde. La norma dovrebbe favorire la rilocalizzazione delle imprese in Italia. Inoltre viene sancito un importante principio che riguarda il cambio d'appalto, efficace per combattere la pratica del 'prezzo più basso' che oggi obbliga i call center a comprimere i costi del personale per aggiudicarsi le gare. La nuova normativa è stata apprezzata dai sindacati, che chiedono anche maggiori tutele per i lavoratori, ma temono che il provvedimento possa venire bloccato o «annacquato» al Senato per effetto dell'influenza delle lobby del settore. Seguiremo con attenzione l'iter del provvedimento.