4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Dijsselbloem contro la flessibilità

Così la Commissione UE rispose alle critiche di Dijsselbloem

La Commissione europea ha risposto a stretto giro alle critiche del presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sulla “positive fiscal stance”, cioé la manovra fiscale espansiva che l'Esecutivo comunitario avrebbe voluto realizzare

Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. (© YiAN Kourt | Shutterstock.com)

BRUXELLES - La Commissione europea ha risposto a stretto giro alle critiche espresse nelle scorse ore dal presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, contro la «svolta keynesiana» sulla «fiscal stance", decisa il 16 novembre scorso. L'Esecutivo comunitario, ha sottolineato una sua portavoce, non fa altro che attuare la legislazione Ue, agendo pienamente nell'ambito delle sue competenze e prendendo posizioni che sono condivise anche, tra l'altro, dal G-20 e dal Fmi.

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Le critiche di Dijsselbloem alla «positive fiscal stance»
Il presidente dell’Eurogruppo ha duramente criticato le raccomandazioni della Commissione UE. La svolta dell’Esecutivo comunitario criticata da Dijsselbloem riguarda la raccomandazione agli Stati membri dell'Eurozona di passare da un orientamento della politica di bilancio «neutrale", se non «restrittivo», com'era stato negli anni scorsi a causa delle politiche d'austerità, a un orientamento «positivo", ovvero favorevole alla crescita e moderatamente «espansivo».Adottando questo nuovo orientamento, l'Esecutivo Ue aveva considerato che sarebbe stata necessaria, per sostenere la ripresa economica e diminuire l'«output gap» (la differenza fra la crescita potenziale e quella reale), una spesa pubblica aggiuntiva per investimenti pari allo 0,5% del Pil dell'intera Eurozona.

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La svolta espansiva della Commissione UE
Ma quest'aumento della spesa pubblica, ha precisato la Commissione, dovrebbe essere effettuato dagli Stati membri con più margine di bilancio (in particolare Germania e Olanda, che però hanno subito respinto al mittente il suggerimento), e non da quelli che devono ancora completare il loro consolidamento finanziario. Come noi del Diariodelweb avevamo predetto in tempi non sospetti, le raccomandazioni della Commissione non sono piaciute e sono state rispedite al mittente. «C'è una certa tensione fra le raccomandazioni della Commissione europea per un orientamento di bilancio favorevole alla crescita e le regole del Patto di Stabilità; ma la responsabilità primaria della Commissione è quella di far rispettare il Patto di Stabilità» aveva sottolineato Dijsselbloem in un'audizione nella commissione Affari Economici e Finanziari (Econ) del Parlamento Europeo.

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Le rivendicazioni del presidente dell’Eurogruppo
Il presidente dell'Eurogruppo aveva aggiunto che «sta ai governi nazionali decidere fino a che punto intendono usare» i margini di bilancio di cui eventualmente dispongono «e come vogliono investire», negando, quindi, che la Commissione possa raccomandare ad alcuni paesi di spendere di più e rispedendo al mittente le sue raccomandazioni. La Commissione aveva espresso il suo punto di vista su quale debba essere l'orientamento di bilancio di Eurolandia lo scorso 16 novembre, recependo peraltro alcune indicazioni del governatore centrale Mario Draghi, simultaneamente alla pubblicazione dei suoi pareri sui piani di bilancio degli Stati membri dell'euro.

La risposta dell’Esecutivo comunitario
Secondo una portavoce dell'Esecutivo comunitario, il pacchetto presentato il 16 novembre «tiene pienamente conto delle esigenze del Patto di Stabilità e di Crescita e delle preoccupazioni più generali riguardanti la sostenibilità dei bilanci», e segnala la necessità di sostenere in questa fase la ripresa. Quanto al fatto che, come sembrava indicare Dijsselbloem, l'iniziativa per raccomandare una "fiscal stance" positiva e coordinata per l'Eurozona nel suo insieme non rientrerebbe nelle «responsabilità» della Commissione, fonti dell'Esecutivo comunitario fanno valere che la base giuridica si trova nel'Articolo 121 del Trattato Ue e nell'articolo 7 del Regolamento Ue 473/2013, e che anche il Servizio giuridico del Consiglio Ue è d'accordo. A Bruxelles si fa notare, infine, che le posizioni della Commissione sulla necessità di un orientamento di bilancio favorevole alla crescita, valutata per l'Eurozona nel suo complesso, riflettono ampiamente le posizioni prese da molti economisti e da altre istituzioni internazionali