4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Direttiva Bolkestein

UE, perché con la direttiva Bolkestein sono a rischio migliaia di posti di lavoro

Le manifestazioni contro la Bolkestein si susseguono una dopo l'altra senza soluzione di continuità, da Nord a Sud, in tutto il paese. Ecco cosa prevede la direttiva europea e perché sono a rischio migliaia di posti di lavoro

Con la direttiva Bolkestein sono a rischio migliaia di posti di lavoro. (© Artjazz | Shutterstock.com)

ROMA – Altri mille in piazza contro la Bolkestein. E’ successo a Roma in piazza della Repubblica, dove centinaia di ambulanti della Capitale e della provincia hanno manifestato contro la direttiva europea. Ma è solo una delle tante, tantissime manifestazioni che si sono succedute nei mesi scorsi. I media non ne parlano abbastanza, ma in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e il destino di altrettante licenze tramandate di generazione in generazione. Ecco cosa prevede la direttiva Bolkestein e perché può mandare sul lastrico centinaia di famiglie italiane che vivono grazie al commercio ambulante.

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Più di mille in piazza a Roma contro la Bolkestein
Tutti i principali mercati rionali romani hanno aderito alla protesta. Da Testaccio all’Alberone, passando da Piazza San Giovanni di Dio a Cipro, e oltre il GRA fino alla provincia di Roma, che ha coinvolto in particolare Ladispoli e Acilia, i banchi degli ambulanti erano chiusi per sciopero. E a piazza della Repubblica erano più di mille a manifestare contro la Bolkestein. Nella Capitale si è svolta una delle tante, tantissime manifestazioni che continuano a succedersi una dopo l’altra contro la direttiva europea. I media non ne parlano abbastanza, ma in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e il destino di altrettante licenze tramandate di generazione in generazione. Possono finire sul lastrico diverse centinaia di famiglie italiane.

Migliaia di posti di lavoro sono a rischio
I commercianti chiedono di posporre la pubblicazione dei bandi di concorso al 31 dicembre 2020 e minacciano di tornare in piazza finché il governo non darà risposte alla categoria. Ma cos’è la direttiva Bolkestein? Cosa prevede esattamente e perché può causare la perdita di migliaia di posti di lavoro? Innanzitutto vale la pena ricordare che una direttiva è un atto giuridico comunitario che ha il potere di vincolare gli stati membri dell’Unione europea a perseguire un risultato che deve essere raggiunto entro un certo periodo di tempo. La direttiva Bolkestein, in particolare, prende il nome dall’ex commissario per la Concorrenza e il Mercato Interno che l’ha proposta, l’olandese Frits Bolkestein. Lo scopo di questa norma era quello di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i vari paesi dell’UE, in linea con i principi e gli obiettivi della comunità europea.

Cosa prevede la direttiva Bolkestein
La direttiva Bolkestein vuole garantire ad ogni cittadino dell’UE il diritto di proporre la sua attività commerciale all’interno di qualsiasi paese membro, senza essere penalizzato da discriminazioni che riguardano la sua nazionalità. Sembra piuttosto semplice. Ma questa normativa rischia di trasformarsi nella miccia capace di accendere e far esplodere una vera e propria bomba sociale. La direttiva, infatti, prevede la semplificazione delle procedure amministrative e burocratiche per esercitare temporaneamente un’attività commerciale dentro uno dei paesi comunitari. In che modo? Costringendo i commercianti italiani, che si sono tramandati le licenze dei banchi per generazioni, a partecipare ai bandi per ottenerne il rinnovo (che prima della Bolkestein era automatico). Le graduatorie dei bandi non terranno più conto né dell’anzianità né la professionalità. Per questo molti commercianti (italiani e non) che ora si guadagnano da vivere con il loro banco potranno perdere la possibilità di lavorare.

Cosa temono i commercianti
Come sottolinea Carlos Arija Garcia su La leggepertutti.it, costoro temono soprattutto le ondate di «prestatori di servizi» stranieri (alias commercianti concorrenti) nei periodi in cui si lavora di più con il turismo. Un venditore ambulante tedesco, spagnolo, greco, rumeno avrà lo stesso diritto di vedersi temporaneamente aggiudicata una licenza con la quale un commerciante italiano si è guadagnato da vivere per decenni. L’avverbio «temporaneamente» non è stato usato a caso: la direttiva Bolkestein riguarda esclusivamente lo svolgimento di un servizio temporaneo. Ma poiché le licenze sono evidentemente limitate non ci sarà spazio per tutti e molti, moltissimi salteranno il giro. Restando senza lavoro per un periodo più o meno lungo e, probabilmente, proprio durante i periodi in cui si lavora di più.

Come buttar via il bambino con l’acqua sporca
Questa prospettiva, per i commercianti che già patiscono la crisi economica italiana e la congiuntura negativa europea, non può che essere vissuta con spavento. E non si tratta di razzismo. Il punto non è: viene prima l’italiano del tedesco, dello spagnolo, de greco, del rumeno. No, il punto è un altro. E’ che, ancora una volta, non sarà affatto una gara ad armi pari. Finirà che i pesci grandi (le multinazionali) mangeranno i pesci piccoli (gli ambulanti italiani) uno dopo l’altro. Come nella migliore tradizione di questa «folle» globalizzazione che si dimentica dei diritti dei lavoratori in ragione delle leggi del mercato. Il commercio ambulante nazionale, fatto di piccole imprese locali spesso a conduzione familiare, entrerà probabilmente in crisi. E avremo un’altra crisi nella crisi. Altra cosa, naturalmente, è cercare di evitare la corruzione, ma per far questo non serve una direttiva Bolkestein. «Non siamo tutti Tredicine», urlavano – a ragione - gli ambulanti italiani a piazza della Repubblica riferendosi ai caldarrostai "padroni" delle strade di Roma. Anche stavolta si rischia di gettar via il bambino con l’acqua sporca. Siamo sicuri che fosse questa l’UE che sognavano i padri fondatori?