4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
La rabbia dei risprmiatori

Banca Etruria, tutti assolti gli ex vertici. Uno schiaffo alle vittime del salva-banche

Gli ex vertici di Banca Etruria sono stati assolti dal Tribunale di Arezzo. Secondo il giudice, Anna Maria Loprete, i tre imputati non hanno commesso alcun reato. Ma circa 132mila azionisti e obbligazionisti hanno perso i loro risparmi

Il Tribunale di Arezzo ha assolto tutti i vertici di Banca Etruria. (© )

FIRENZE – Gli ex vertici di Banca Etruria sono stati assolti dal Tribunale di Arezzo. Il giudice Anna Maria Loprete ha assolto in primo grado e con formula piena i tre imputati del crac aretino, azzerando il lavoro fatto negli ultimi tre anni dalla Procura. L'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore Luca Bronchi e il direttore centrale David Canestri erano accusati di aver ostacolato l’autorità di vigilanza indicando tra gli incagli alcuni crediti che invece avrebbero dovuto comparire tra le sofferenze. Bankitalia aveva avanzato una proposta di risarcimento da 320mila euro. Dando voce alla rabbia dei risparmiatori, che hanno perso tutti i loro soldi nel salvataggio di Banca Etruria, la Procura farà richiesta di appello contro la sentenza di assoluzione. Ma vale la pena ripercorrere le tappe dell’accaduto.

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Gli ex vertici di Banca Etruria sono stati assolti
Nell’imbarazzo di Bankitalia, gli ex vertici di Banca Etruria sono stati assolti dal Tribunale di Arezzo. All'ex presidente Giuseppe Fornasari, all'ex direttore Luca Bronchi e al direttore centrale David Canestri la Procura contestava il reato di ostacolo alla vigilanza per aver indicato tra gli incagli alcuni crediti che invece avrebbero dovuto comparire tra le sofferenze. Ma il giudice, Anna Maria Loprete, ha assolto in primo grado e con formula piena i tre imputati perché «il fatto non costituisce reato». La Banca d’Italia aveva avanzato una proposta di risarcimento da 320mila euro. Un colpo durissimo per i risparmiatori, che hanno perso tutti i loro risparmi nel salvataggio delle quattro banche coinvolte (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara). La Procura di Arezzo ha reso noto che farà richiesta di appello contro la sentenza di assoluzione.

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Vittime del Salva banche: Assoluzione vergognosa
«Giudichiamo inammissibile e vergognosa l'assoluzione dall'accusa di ostacolo all'autorità di vigilanza per l'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore generale Luca Bronchi e il dirigente David Canestri», scrive l'associazione Vittime del Salva banche, commentando la decisione del Gup del Tribunale di Arezzo. Fornasari (ex presidente del Cda dal 2011 al 2014), Bronchi (ex dg) e Canestri (attuale direttore centrale) erano accusati di aver occultato i crediti deteriorati nel bilancio del 2012 facendoli apparire come crediti incagliati e, quindi, ancora recuperabili. «Una classificazione errata che avrebbe sviato, secondo la tesi dell'accusa non riconosciuta dal Gup, la vigilanza della Banca d'Italia che pretese poi una ricapitalizzazione evidentemente inferiore al necessario», scrive l’associazione.

Le tappe del crac di Banca Etruria
La banca aretina venne poi commissariata nel febbraio del 2015 quando Bankitalia scoperchiò definitivamente il vaso di Pandora del dissesto finanziario dell’istituto aretino. Secondo l’associazione qualcosa in questa vicenda non torna. Perché «o si sono nascosti alle autorità di vigilanza i crediti in sofferenza, oppure la Banca d’Italia non doveva risolvere la banca e valutare al 17% i crediti in sofferenza». Le Vittime del Salva banche chiedono che a questo punto siano messe in luce responsabilità ben più alte, «ovvero quelle di Banca d'Italia e di Consob». Per capire cosa sta succedendo, vale la pena a questo punto ripercorrere le tappe più importanti del crac di Banca Etruria. Come alcuni di voi ricorderanno, la storia parte da lontano perché fin dal 2012 Bankitalia aveva iniziato a sottoporre l’istituto aretino a ripetute ispezioni, che avevano permesso di riscontrare delle forti criticità nei conti della banca.

Quando Bankitalia aprì il vaso di Pandora
Nel settembre del 2014, infine, venne comminata una sanzione al Cda, ma la crisi vera e propria esplose solo alla fine dell’anno, quando gli ispettori tornarono ad Arezzo e trovarono una banca letteralmente in agonia. La perdita d'esercizio a fine 2014 raggiunse i 517 milioni di euro e nella pancia all’istituto aretino c'erano ben 3 miliardi di crediti incagliati. Di questi, 2 miliardi su 3 erano sofferenze e da sole valevano più di 3 volte il capitale della banca. Un record assoluto nel sistema bancario italiano. Un anno dopo il governo Renzi decise di intervenire per evitare il fallimento di Banca Etruria e degli altri tre istituti in gravi difficoltà (Bana Marche, Cariferrara e Carichieti). Il salvataggio è avvenuto ricorrendo alle nuove regole del bail in, che ha di fatto polverizzato i risparmi degli azionisti e dei proprietari di obbligazioni subordinate. I risparmiatori lamentano di esser stati truffati, perché sostengono di esser stati indotti a comprare obbligazioni che poi si sono rivelate carta straccia. La platea di azionisti e obbligazionisti colpiti è di circa 132mila persone.