4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
Accordo OPEC

Petrolio, il settore shale oil festeggia e vola a Wall Strett dopo l'accordo OPEC

L’accordo OPEC fa felici soprattutto i produttori di shale oil, che corrono a Wall Street. La produzione di petrolio non convenzionale torna a essere competitiva con l'aumento del prezzo del greggio. Ma la tenuta dell'accordo non è scontata

I produttori di shale oil volano a Wall Street. (© Askanews)

VIENNA – I maggiori beneficiari dell’accordo OPEC per la riduzione dell’offerta di petrolio sono i produttori di shale oil. Col rialzo del prezzo del greggio, infatti, la produzione di petrolio non convenzionale è destinata a ripartire di slancio. A Wall Street volano i titoli dei maggiori operatori dello sviluppo dello shale oil.

L’accordo OPEC fa felici i produttori di shale oil
L'accordo tra i paesi Opec per tagliare la produzione di petrolio ha fatto impennare le quotazioni del greggio e delle major ma scorrendo i listini azionari i maggiori beneficiari dell'intesa sottoscritta a Vienna sono i produttori di shale oil. Con il Brent sopra i 50 dollari al barile, la produzione di greggio non convenzionale è destinata a ripartire di slancio. Dopo l'annuncio dei paesi Opec la Whiting Petroleum ha chiuso le contrattazioni con un balzo del 30,30%. L'azienda è il principale produttore di shale oil nella ricca zona di Bakken ed è tra maggiori operatori per lo sviluppo dello shale oil a Niobrara.

Titoli in rialzo a Wall Street
Devon Energy opera in Texas (150mila barili di produzione giornaliera) ed ha archiviato la seduta a Wall Street con un rialzo del 14%. In progresso del 10% la EOG Resources, il numero uno americano dello shale oil con una media di 255mila barili al giorno. Progressi intorno al 10% anche per la Chesapeake Energy (con attività nell'Ohio), mentre la Concho Resources ha chiuso con un balzo del 12%. I rialzi tuttavia non sono stati generalizzati. I titoli che hanno realizzato performance notevoli sono quelli delle aziende che operano nelle zone dove i costi di produzione sono più bassi come Williston, Permian, Eagle e Ford. La Oasis Petroleum ha registrato un balzo del 27% e oggi in avvio mette a segno un nuovo rialzo di quasi il 6%. La SM Energy ieri ha guadagnato il 25% e oggi in avvio sale del 5,50%.

Lo shale oil ora torna ad essere competitivo
Triangle petroleum dopo un +18% ieri continua il rally mettendo a segno un rialzo del 7,50%. Il colosso Anadarko ieri a Wall Street ha realizzato un +15% toccando il nuovo massimo dell'anno con una capitalizzazione che sfiora i 40 miliardi di dollari. Tra le migliori performance anche Continental Resources con un +12,50% e un nuovo rialzo del 5% oggi che porta il titolo ai massimi da 12 mesi con un valore di Borsa che sfiora i 22 miliardi di dollari. Alcuni analisti osservano che il ruolo dei produttori di shale oil potrebbe condizionare le quotazioni del greggio già a breve termine. All'inizio dell'estate il petrolio aveva superato i 50 dollari e i produttori di greggio non convenzionale hanno subito ripreso a pompare facendo deprimere in breve tempo le quotazioni. Tra i 50 e i 60 dollari al barile infatti lo shale oil diventa competitivo.

La tenuta dell’accordo OPEC non è scontata
Ma la tenuta dell'accordo Opec per i tagli di produzione da 1,2 milioni dipende anche da altri fattori. Il primo è in calendario il 9 dicembre in occasione del vertice tra Opec e gli altri principali produttori, con la Russia in prima fila. L'intesa di ieri è subordinata a un taglio di 600mila barili da parte dei paesi non Opec. La Russia ha annunciato che farà la sua parte con 300mila barili. Resta da capire come saranno distribuiti gli altri 300mila. Altri due elementi giocano contro una ripresa del prezzo del petrolio. Un rialzo dei tassi americani penalizza le quotazioni del greggio così come un dollaro forte in un contesto di crescita debole in Europa e Giappone. Sarà poi da verificare l'effettivo taglio. L'accordo di ieri è arrivato dopo due mesi di complessi negoziati, che hanno coinvolto in primo luogo i tre principali produttori Opec. Oltre all'Arabia saudita (taglio da 486mila barili a 10,95 milioni), Iraq (-210mila a 4,35 milioni) e Iran che potrà mantenere la produzione intorno ai 3,8 milioni di barili al giorno senza subire tagli.