30 marzo 2017
Aggiornato 02:30
Trovato l'accordo

Intesa sul petrolio, via 562 mila barili

Le Russia e una cospicua pattuglia di altri produttori indipendenti hanno infatti accettato, durante un vertice a Vienna, di unire le forze alla manovra decisa dall'Opec due settimane fa. Si tratterà del primo taglio globale da 15 anni a questa parte.

Petrolio, sì al taglio della produzione Via libera anche dai Paesi non-Opec (© Shutterstock.com)

VIENNA - La stretta globale all'offerta di petrolio può partire. Le Russia e una cospicua pattuglia di altri produttori indipendenti hanno infatti accettato, durante un vertice a Vienna, di unire le forze alla manovra decisa dall'Opec due settimane fa. Si tratterà del primo taglio globale da 15 anni a questa parte e, se attuato in maniera disciplinata, questione che andrà verificata sul campo mese per mese, avrà un volume complessivo significativo, pari al 2 per cento della produzione globale.
Come atteso, secondo fonti concordanti trapelate da diverse indiscrezioni di stampa, i paesi non allineati contribuiranno con una riduzione di circa 600 mila barili al giorno (la portata esatta e la sua ripartizione vanno ancora precisate a livello tecnico) che si aggiungerà al taglio da 1,2 milioni di barili stabilito dal cartello degli esportatori lo scorso 30 novembre.

L'esito positivo della riunione, per quanto atteso, non era scontato
La portata della riduzione era già delineata, quello che restava da mettere nero su bianco erano i dettagli, tanto cruciali quanto potenzialmente problematici. Il tutto ovviamente allo scopo di puntellare e tentare di risollevare quotazioni, che negli ultimi due anni sono collassate da oltre 100 dollari ad appena 30 dollari a inizio 2016.
La semplice attesa del taglio e il primo passo che era stato già compiuto dall'Opec avevano consentito di far riguadagnare ai prezzi alcuni dollari rispetto ai valori delle sedute precedenti. Peraltro l'oro nero era già risalito nelle settimane antecedenti, nella previsione del possibile accordo. Venerdì il Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord si attesta in moderato rialzo, ha chiuso a 54,33 dollari al barile, il West Texas Intermediate a 51,48 dollari.
Ma senza la sponda dei produttori non Opec (Usa e Canada esclusi, ovviamente) tutto quel che era stato già deciso avrebbe potuto sfasciarsi in poco tempo. Secondo ricostruzioni di stampa, infatti, prima del vertice del 30 novembre l'Arabia Saudita, il primo produttore globale, aveva avvertito che in assenza della partecipazione della Russia (che da sola ridurrà l'offerta di 300 mila barili) non avrebbe accettato alcun taglio. E questo avrebbe determinato una girandola di consultazioni ai massimi livelli tra Mosca e Iran, che poi avrebbe sbloccato l'intesa in ambito Opec.

Uno dei nodi era costituito dalla tempistica
La Russia ad esempio voleva procedere alle limitaizoni solo «gradualmente» e iniziando da marzo, laddove l'Opec ha stabilito che la sua manovra scatterà da gennaio.
Altri Stati, come il Kazakhstan, devono concordare quali statistiche e rilevazioni utilizzare per monitorare l'effettiva attuazione degli impegni. Ed è un aspetto chiave perché non pochi osservatori sollevano interrogativi su quella che sarà la disciplina e la lealtà reciproca, che questi numerosi Stati osserveranno nell'ottemperare i loro impegni. I Paesi non Opec coinvolti includono anche Azerbaijan, Malaysia, Oman, Sudan, Sud Sudan e Messico.
Apparentemente proprio per questo i Paesi dell'Opec hanno concordato di dare vita ad un comitato di alto livello con il compito di monitorare la produzione di petrolio, secondo quanto riferito da un delegato durante i lavoro. Questo comitato dovrà anche creare una architettura di consultazioni con i Paesi produttori esterni all'Opec, puntando alla cooperazione.