26 maggio 2017
Aggiornato 09:00
Crisi Mps

Mps gioca la sua ultima carta. Poi interverrà lo Stato (e i risparmiatori rischiano il bail in)

L'ultima chance del Monte Paschi Siena è la via del mercato e il Cda ha deciso di tentarla in extremis. Ma c'è tempo solo fino alla fine dell'anno per portare a termine con successo l'operazione. Altrimenti scatterà il piano B da parte del Tesoro

SIENA – Il Monte Paschi Siena si gioca la sua ultima carta. Il Cda ha deciso di tentare in extremis la via del mercato allargando l'offerta di conversione dei bond subordinati in azioni di Mps ai piccoli risparmiatori. Ma c'è tempo solo fino alla fine dell'anno per concludere l'operazione. Altrimenti scatterà il piano B del Tesoro.

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L'ultima chance per il Monte Paschi
Il Cda del Monte Paschi si è riunito nel tardo pomeriggio di domenica 11 dicembre a Milano e ha deciso di giocarsi la sua ultima carta. Il board della banca più antica del mondo vuole tentare in extremis un'operazione di mercato. La strada intrapresa è quella della conversione dei bond subordinati in mano al retail, invitando anche i piccoli risparmiatori ad aderire al piano di salvataggio. Tuttavia, la decisione del corsorzio di garanzia delle banche d'affari guidate da JP Morgan e Mediobanca di sfilarsi dal pre-accordo (col quale si erano impegnate ad acquistare la parte inoptata dell'aumento di capitale) lascia intendere quanto il buon esito di questa operazione non sia affatto scontato.

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Il Tesoro è pronto al piano B
Il ministero dell'Economia ha fatto sapere di avere «fiducia» nell'operazione, ma ha altresì reso noto anche che se non dovesse funzionare la via del mercato, Mps potrà contare sul piano B del Tesoro e «la continuità della banca e il risparmio dei clienti verranno preservati in qualunque scenario». Fonti interne al Mef hanno spiegato che qualora l'operazione non avesse successo interverrebbe la ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato secondo le previsioni dell'art. 32 della direttiva Brrd, che consente appunto l'intervento pubblico. Nel frattempo, il Monte Paschi è in attesa del via libera della Consob per riaprire l'offerta di conversione dei bond subordinati in nuove azioni Mps al servizio dell'aumento di capitale da 5 miliardi.

Il tentativo in extremis del mercato
La precedente offerta di conversione chiusa lo scorso 2 dicembre aveva registrato adesioni per 1.028 milioni. Ora l'istituto senese punta a raccogliere adesioni, Mifid permettendo, presso gli obbligazionisti subordinati retail che detengono, tra il bond 2008-2018 e parte di quelli quotati sull'Extramot, obbligazioni per un ammontare nominale ampiamente superiore ai 2 miliardi di euro. Proprio dai bond a più larga diffusione, quindi in molti dossier titoli di piccoli risparmiatori, erano arrivate le più basse percentuali di adesione alla precedente offerta conclusa lo scorso 2 dicembre: dal 6,7% al 18% del totale. Le adesioni da parte di investitori istituzionali erano state invece di gran lunga superiori: da un minimo del 46% a un massimo del 98%. Un segno evidente del fatto che le subordinate - non è una novità - in Italia sono soprattutto in mano ai piccoli.

C'è tempo solo fino alla fine dell'anno
Verrà inoltre avviato un processo di raccolta ordini (book building) per la sottoscrizione di nuove azioni Mps tra investitori che avevano manifestato interesse. A tal fine, e coerentemente con la struttura sopra delineata, le banche del consorzio hanno confermato la disponibilità a supportare l'operazione di aumento di capitale su base best effort, venendo così meno il precedente accordo di pre-underwriting. Il nuovo accordo è attualmente in fase di negoziazione. In parallelo, proseguono le fasi finali delle negoziazioni tra i senior lenders e Quaestio Capital Management SGR in merito alla struttura del finanziamento senior. La banca più antica del mondo attende di ricevere le autorizzazioni dalle autorità competenti per procedere con l'allargamento dell'offerta di conversione dei bond subordinati. La banca centrale europea ha imposto di portare a termine l'operazione di salvataggio di Mps entro al fine dell'anno e questa è l'ultima chance prima dell'intervento emergenziale da parte dello Stato.