1 maggio 2017
Aggiornato 06:00
Dopo l'accordo OPEC sulla stretta

Perché il petrolio vola ai massimi da metà 2015

Sui mercati si sta assistendo a una nuova impennata dei prezzi del greggio. Il Brent ha quasi raggiunto i 58 dollari al barile dopo l'intesa tra i paesi Opec e gli altri produttori di petrolio raggiunta sabato scorso. Rimuoveranno il 2% della produzione

VIENNA - Una nuova fiammata dei prezzi petroliferi in avvio di settimana ha accolto l'accordo raggiunto sabato scorso sulla prima stretta globale all'offerta di oro nero da 15 anni a questa parte. Una intesa scaturita dopo quasi un anno di difficili trattative tra l'Opec, il cartello degli esportatori di greggio, e i principali produttori non allineati, a cominciare dalla Russia.

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Nuova impennata dei prezzi del greggio
Una mossa che punta a invertire quell'eccesso di offerta che negli ultimi due anni ha fatto collassare le quotazioni, da oltre 100 dollari a meno di 30 dollari all'inizio di quest'anno. L'intesa è stata costruita con diverse tappe fondamentali il cui progressivo raggiungimento aveva già portato a risalire dei corsi petroliferi. Sabato poi, nel corso di un incontro a Vienna, presso la sede dell'Opec, 11 Paesi non allineati hanno di aderito alla manovra e da stamattina le quotazioni hanno reagito vigorosamente.

Il Brent ha quasi raggiunto i 58 dollari al barile
Il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord è scattato fin quasi a 58 dollari, con un picco a 57,98 che rappresenta il livello più elevato da metà 2015, successivamente modera in parte l'aumento a 56,43 dollari. Il West Texas Intermediate è arrivato fino a 54,51 dollari, per poi attestarsi nel pomeriggio in rialzo a 53,73 dollari. In entrambi i casi si tratta di incrementi che superano il 4 per cento. Balzi che riflettono la prospettive del venir meno di 1,8 milioni di barili al giorno dall'offerta di oro nero, pari al 2 per cento circa della produzione totale.

L'aut aut dell'Arabia Saudita
Perché lo scorso 30 novembre l'Opec aveva concordato di procedere ad un taglio di 1,2 milioni di barili a partire dal gennaio. E sabato scorso, i produttori non allineati hanno accettato di contribuire aggiungendo una stretta per ulteriori 558 mila barili da parte loro. Senza la sponda dei produttori non Opec (Usa e Canada esclusi, ovviamente) tutto quel che era stato già deciso avrebbe potuto sfasciarsi in poco tempo. Secondo ricostruzioni di stampa, infatti, prima del vertice del 30 novembre l'Arabia Saudita, il primo produttore globale, aveva avvertito che in assenza della partecipazione della Russia non avrebbe accettato alcun taglio.

Resta da verificare la tenuta dell'accordo
La Russia ha garantito che ridurrà la produzione di 300mila barili, che da soli rappresentano la metà dell'offerta dei paesi non OPEC. E questo avrebbe determinato una girandola di consultazioni ai massimi livelli tra Mosca e Iran, che poi avrebbe sbloccato l'intesa in ambito Opec. Resta tuttavia da verificare, mese per mese, l'effettiva attuazione di questa articolata intesa. E proprio per questo, sempre questo sabato i Paesi dell'Opec hanno concordato di dare vita ad un comitato di alto livello con il compito di monitorare la produzione di petrolio. Dovrà anche creare una architettura di consultazioni con i Paesi produttori esterni all'Opec, puntando alla cooperazione.