30 marzo 2017
Aggiornato 02:30
La strategia «near field» di Eni

Eni alla riscossa, nuova scoperta di olio e gas in Norvegia

La nuova scoperta di Eni in Norvegia vanta una stima preliminare tra i 70 e i 210 milioni di barili. E il Cane a sei zampe sta rafforzando anche la sua collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology (Mit)

OSLO - Un'altra bella notizia per Eni. Il Cane a sei zampe ha appena annunciato la scoperta di un nuovo pozzo in Norvegia. La scoperta - si legge in un comunicato - è stata effettuata attraverso il pozzo 6608/10-17S, perforato in 374 metri d'acqua, che si trova a circa 5 chilometri a nord della FPSO (Floating Production, Storage and Offloading) di Norne, nella parte settentrionale del Mar di Norvegia, a circa 170 chilometri dalla costa.

La nuova scoperta di Eni in Norvegia
Eni annuncia una nuova scoperta a olio e gas nelle licenze PL128/128D nel Mare di Norvegia. Statoil è operatore con il 63,95% assieme a Petoro che detiene il 24,55%, e Eni che detiene l'11,5%. Il pozzo ha incontrato 28 metri di sabbie cretaciche mineralizzate a olio e gas con buone proprietà sul prospetto esplorativo denominato Cape Vulture. La stima preliminare di olio in posto è compresa tra 70 e 200 milioni di barili con un ulteriore potenziale addizionale da testare.

La stima è tra i 70 e i 200 mln di barili
Il pozzo verrà abbandonato al termine di una estesa campagna di acquisizione dati e di campionamento di fluidi. Questa scoperta è parte della strategia di esplorazione near field che permette in caso di successo la veloce messa in produzione delle riserve grazie alle sinergie con infrastrutture già esistenti nelle vicinanze. Eni è presente in Norvegia dal 1965 dove produce attualmente circa 180.000 barili di olio equivalente al giorno attraverso la consociata Eni Norge AS. Nel frattempo, il Cane a sei zampe ha intrapreso anche la via della ricerca rafforzando la collaborazione già in essere con il Massachusetts Institute of Technology (Mit).

L'impegno del Cane a sei zampe contro il cambiamento climatico
Il presidente del Mit, Rafael Reif e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si sono incontrati a Roma per consolidare la loro pluriennale collaborazione di ricerca, allo scopo di intensificarla nei prossimi quattro anni. L'accordo prevede la partecipazione di Eni ad alcuni dei Low-Carbon Energy Center promossi dal Mit Energy Initiative, iniziativa di cui Eni è membro fondatore. In particolare Eni collaborerà allo sviluppo di alcune tecnologie chiave per contrastare il cambiamento climatico come l'energia solare e la Carbon Capture Use and Sequestration. I Low-Carbon Energy Center sono un elemento fondamentale del Plan for Action on Climate Change di Mit, e si integrano perfettamente con le strategie di Eni verso la transizione energetica e nella lotta al cambiamento climatico.

Un investimento da 20 milioni di dollari
Eni investirà in questa collaborazione 20 milioni di dollari. «La lotta al cambiamento climatico e la ricerca di breakthrough tecnologici sono una priorità per Eni e la collaborazione con il Mit, così come con altre università europee e italiane, è di fondamentale importanza - ha dichiarato Claudio Descalzi - Eni è fortemente impegnata a perseguire una strategia di transizione energetica. Ne sono una dimostrazione gli sfidanti obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che ci siamo posti. Dal 2008 abbiamo già ridotto le nostre emissioni dirette del 28% e puntiamo ad una riduzione delle emissioni per barile prodotto del 43% al 2025 rispetto al 2014». Non è un caso che la maggior parte dei risultati ottenuti finora nel settore dell'energia solare provengono dalla ricerca condotta nell'Eni-Mit Solar Frontiers Center, istituito nel 2010 al Mit per sviluppare tecnologie solari realmente competitive.

Celle solari record ed elettronica integrabile nell'abbigliamento
Tra i risultati del Solar Frontiers Center ci sono le celle solari record per spessore e leggerezza, che possono essere stampate su superfici molto diverse, dal tessuto alla carta, e i nuovi materiali luminescenti per utilizzo in finestre solari intelligenti. Eni e Mit sviluppano anche forme di collaborazione con altre università, come ad esempio il Politecnico di Milano, con cui in passato hanno progettato e costruito un concentratore solare termico a basso costo, promettente per la commercializzazione su larga scala. La collaborazione Eni-Mit ha incluso anche lo sviluppo di elettronica integrabile nell'abbigliamento per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, innovazioni nei metodi di caratterizzazione dei suoli in campo ambientale, e la modellazione avanzata di giacimenti e sistemi petroliferi. Per la continuazione di questa proficua alleanza, Eni e Mit hanno recentemente avviato programmi di ricerca ad alto potenziale, focalizzati sulla cattura e utilizzo della CO2, sull'immagazzinamento dell'energia e sulla valorizzazione del gas naturale. L'obiettivo è quello di trovare soluzioni tecnologiche più economiche e facilmente applicabili su scala industriale.