22 maggio 2017
Aggiornato 23:00
Agricoltura e made in Italy

Il crac dei pastori sardi vale 130 milioni di euro

I pastori sardi hanno protestato in centro a Cagliari per difendere un mestiere antico ed evitare la chiusura dei 12mila allevamenti presenti nell'Isola

CAGLIARI - I pastori sardi stanno vivendo un vero e proprio dramma sociale. Le speculazioni sul latte di pecora hanno dimezzato i prezzi e la perdita stimata per il settore è di 130 milioni di euro. E' quanto emerge dall'analisi che la Coldiretti ha diffuso in occasione della protesta di migliaia di pastori che con i loro trattori hanno invaso il centro di Cagliari per difendere una tradizione secolare che dopo il fallimento dello sviluppo industriale rappresenta il vero valore aggiunto per il rilancio l'economia, il lavoro ed il turismo della regione con l'hashtag #NOpastoriNOsardegna.

La protesta dei pastori sardi
I pastori con bandiere e manifesti - informa Coldiretti in una nota - sono giunti da tutta la Sardegna per il corteo, ma hanno anche preparato dal vivo il vero pecorino, mostrato le innovazioni nel rispetto della tradizione, ed esposto le specialità sarde ora a rischio di estinzione. Non tutti sanno che dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media un litro di latte che viene pagato oggi al ribasso - come denuncia la Coldiretti - appena 55 centesimi rispetto ad 1 euro di fine campagna 2015. In pratica un'elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione. E spinge così alla chiusura i 12mila allevamenti presenti nell'Isola.

Uno dei formaggi più antichi del mondo
In Sardegna - sottolinea la Coldiretti - si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop), ma riconoscitui dall'Unione Europea ci sono anche il Fiore Sardo Dop e il Pecorino Sardo Dop. Il pecorino - continua la Coldiretti - è uno dei formaggi italiani più antichi: veniva prodotto già nella Roma imperiale e faceva parte delle derrate dei legionari, ma è probabile che le sue origini siano ancora più antiche, vista la diffusione delle pecore sul territorio nazionale.

Le richieste della Coldiretti per aiutare il settore
Accanto ai pastori si sono schierati pescatori, allevatori, coltivatori di ortofrutta, vino, cereali e delle altre produzioni impegnati a garantire la genuinità e l'originalità della vasta offerta agroalimentare di un territorio dove produrre è piu' sempre difficile per la burocrazia, i costi dei trasporti, dell'acqua e per i danni causati dagli animali selvatici. La Coldiretti della Sardegna chiede tra l'altro che d'ora in poi ogni centesimo pubblico destinato al comparto debba avere una ricaduta certa e diretta sui pastori per non fare arricchire i "furbetti", ma anche l'intensificazione dei controlli sulle truffe e sugli inganni. Occorre inoltre verificare e accelerare l'apertura del bando per destinare il pecorino ai poveri indigenti, attivare il prestito di conduzione e tutte le misure comunitarie disponibili per sostenere i redditi e garantire liquidità alle imprese agricole. Gli agricoltori e gli allevatori confidano che le loro istanze vengano accolte e sia data rapida esecuzione a quelle misure necessarie a non rompere quel "filo" che tiene vive decine di migliaia di aziende, e quindi, il sostentamento di centinaia di migliaia di famiglie sarde.