1 maggio 2017
Aggiornato 06:00
Gentiloni pensa alla manovra bis

Padoan obbedisce a Bruxelles e la stangata sull'Iva si avvicina

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha definito «allarmante» l'ipotesi di una procedura d'infrazione e ritiene «indispensabile» trovare a stretto giro quei 3,4 miliardi di euro richiesti da Bruxelles. Già, ma dove?

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. (© JOHNTHYS | Afp.com)

ROMA – Il governo Gentiloni si prepara alla manovra bis per trovare quei 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil, reclamati da Bruxelles. E nelle stanze dei tecnici dell'Esecutivo continuano le simulazioni per trovare al più presto una quadra sui conti pubblici. Ma dove trovare i soldi necessari per la manovra che ci chiede l'Europa? Ed ecco che, ancora una volta, si torna a parlare dell'aumento dell'Iva e di un ritorno allargato della «reverse charge».

Leggi anche "Fisco, quell'imposta occulta sulle partite Iva per racimolare 2 miliardi di euro"

Padoan: E' indispensabile trovare 3,4 miliardi di euro
Archiviato il risultato referendario, Bruxelles è tornata a bussare alla porta del Belpaese. E l'Italia deve trovare a ogni costo quei 3,4 miliardi di euro reclamati dall'Ue. E' «indispensabile» per evitare una procedura d’infrazione che sarebbe «estremamente allarmante». Con queste parole, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha definitivamente chinato la testa davanti al diktat dell'Unione e sciolto ogni dubbio sulla questione, chiarendo che la manovra bis si farà, «al più tardi entro aprile». Non si tratterà tuttavia di una «manovra estemporanea», ma di una serie di interventi correttivi finalizzati a far quadrare i conti pubblici nostrani. Resta da sciogliere, però, il nodo più importante per Palazzo Chigi: dove trovare le risorse necessarie?

Leggi anche "Perché chi non paga il canone Rai rischia la reclusione"

Il governo pensa all'Iva per trovare le risorse economiche
I tecnici dell'Esecutivo non hanno ancora abbandonato l'idea di aumentare l'Iva. Sarebbe la via più semplice dal punto di vista economico, perché basterebbe solo un punto di Iva ordinaria in più per correggere interamente il deficit dello 0,2% e fare pace con Bruxelles. Ma questa è anche la via più difficile dal punto di vista politico, perché nessun governo vuole assumersi la responsabilità di alzare le tasse, soprattutto quando le elezioni sono alle porte. Per il governo Renzi(loni) aumentare l'Iva ordinaria di un punto percentuale sarebbe un vero e proprio suicidio politico. Dunque, come spremere l'Iva senza che i cittadini se ne accorgano? Una delle ipotesi sul piatto è quella di aumentare solo le aliquote ridotte, ossia quella al 4% e quella intermedia del 10%.

Leggi anche "Perché dietro le regole europee sui conti pubblici c'è lo zampino della Germania"

Il possibile ritorno del «reverse charge»
Ma in molti preferirebbero invece un ritorno allargato della «reverse charge», cioè il meccanismo dell'inversione contabile. In questo caso il pagamento dell'Iva viene anticipato quando la transazione avviene tra due partite Iva perché l'obbligo dell'imposizione viene traslato dal venditore al compratore. La finalità di questo meccanismo contabile è quella di evitare l'evasione e, come riporta Il Giornale, se il reverse charge venisse applicato alla grande distribuzione garantirebbe all'Esecutivo un introito da 728 milioni di euro. Ma significa anche sottrarre questa stessa liquidità ai supermercati e agli esercizi commerciali, per giunta in tempi di crisi, che potrebbero trovarsi così in difficoltà nei confronti dei fornitori. La ricetta è comunque tornata di grande attualità, soprattutto perché i tempi stringono e il governo Gentiloni deve pagare il «conto di Renzi», come è stato definito dagli stessi dirigenti europei.