28 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
Fusione Bpvi e Veneto Banca

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca verso una fusione rischiosa (con l'aiutino di Stato)

Maxi ricapitalizzazione in vista per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: il governo Gentiloni ha avviato l'iter procedurale presso la Commissione europea. E pensa a un intervento nel capitale delle due banche venete

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. (© Giuseppe Lami | Ansa.it)

VICENZA - Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca si preparano a una maxi ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro, propedeutica alla loro fusione, previa autorizzazione di Bruxelles. Ma c'è di più. All'orizzonte si profila infatti l'intervento dello Stato nel capitale delle due banche venete, a supporto dell'operazione. Anche se i problemi dei due istituti di credito sono ben lungi dall'essere risolti.

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Maxi ricapitalizzazione in vista per Bpvi e Veneto Banca
Per la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca la ricapitalizzazione è imminente. Il governo Gentiloni ha avviato presso la Commissione europea l'iter per procedere a passo spedito verso un aumento di capitale preventivo da 5 miliardi di euro sulle due banche venete. La notizia è riportata dal Financial Times, che cita «fonti a conoscenza del dossier». Secondo il quotidiano si tratterebbe di un intervento analogo a quello da 8,8 miliardi di euro già messo a punto per il Monte Paschi Siena. Ma c'è di più. L'amministratore delegato della Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, ha dichiarato in queste ore che «la probabilità dell'ingresso dello Stato è elevata».

Viola: La probabilità dell'intervento dello Stato è elevata
Secondo l'ad, da poco più di due mesi alla guida di Bpvi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca non hanno futuro «da sole». Durante un'intervista rilasciata a 'IlSole24Ore', Viola ha spiegato – confermando la notizia del Ft - che «da pochi giorni» è stato inviato alla Bce il business plan a supporto del progetto di fusione tra i due istituti. «Ora aspettiamo il confronto con la vigilanza bancaria europea, da cui emergerà il definitivo fabbisogno di capitale necessario al rilancio delle due banche», ha aggiunto l'amministratore delegato. «A quel punto - ha proseguito - valuteremo se sarà necessario l'intervento precauzionale dello Stato nel capitale di Popolare Vicenza e Veneto Banca».

Dal decreto salva banche alla garanzia statale
L' auspicio di Viola è che «la banca resti privata e che Atlante mantenga la posizione di azionista di maggioranza», ma ha subito aggiunto con fare sibillino che «la probabilità dell'ingresso dello Stato è elevata». Sia la Banca Popolare di Vicenza che Veneto Banca hanno bisogno urgentemente dell'iniezione di nuovo capitale per sopravvivere e il decreto salva banche appena approvato alla Camera prevede una garanzia pubblica ad hoc per le banche in crisi, oltre che un paracadute da 20 miliardi di euro per il sistema bancario italiano. E' facile immaginare, dunque, che la mano dello Stato possa tendersi verso le due banche venete al fine di mettere in sicurezza i due istituti di credito e coadiuvare la loro fusione.

Un matrimonio ad alto rischio
Ricordiamo, però, che il matrimonio tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca è tutt'altro che scontato e al suo destino è legata a doppio filo tutta l'economia finanziaria e reale della regione. Prima di giungere all'altare, peraltro, le due banche dovrebbero risolvere una lunga serie di problemi oltre a quello della ricapitalizzazione. E uno di quelli più gravi riguarda le sofferenze in pancia ai due istituti: insieme, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, contano 8,5 miliardi di prestiti non performanti (Npl). E non finisce qui. Entrambe hanno un income ratio (il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione) sopra il 90% (la media europea è intorno al 68%). In parole povere significa che hanno costi di gestione molto alti e che spendono più di quello che guadagnano.

Bpvi e Veneto Banca: due «pozzi senza fondo»
In gergo vengono definite per questo «stargate»: pozzi senza fondo. Per rientrare delle perdite le due banche dovranno ricorrere a una drastica riduzione del personale. Non a caso gli esuberi di Bpvi coinvolgeranno nel prossimo futuro circa un quarto dei suoi dipendenti totali. Evidentemente, risolvere tutti questi problemi strutturali non sarà affatto semplice e credere che basti la fusione per provare a nasconderli sotto il tappeto come polvere è solo un'illusione. Vale inoltre la pena ricordare che questa fantomatica fusione potrebbe dare luogo a moltissimi esuberi innescando conseguenze nefaste per l'economia del territorio. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha usato il termine «tragedia» in riferimento alla vicenda. E non a caso la Uilca è verosimilmente preoccupata per le conseguenze sulla forza lavoro delle due banche, perché queste insistono de facto sugli stessi territori, e ha dichiarato di essere «fermamente contraria alla fusione».