23 maggio 2017
Aggiornato 10:30
0,9%

La verità sul Pil dell'Italia e la (non) crescita (in)felice

Secondo i dati Istat nel 2016 il Pil italiano è cresciuto al ritmo dello 0,9%. Ma tutti gli altri paesi dell'Eurozona hanno fatto molto meglio del Belpaese, che resta il fanalino di coda dell'Ue

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. (© Giuseppe Lami | ANSA)

ROMA – L'Italia è il fanalino di coda di Eurolandia. E' stato l'unico paese dell'Unione europea nel 2016 a veder crescere il suo prodotto interno lordo a un tasso inferiore all'1%. Perfino la Grecia di Alexis Tsipras, balzata alle cronache per la grave crisi economica che sta attraversando e gli stenti del suo popolo duramente provato dall'austerity, l'anno scorso ha fatto molto meglio di noi. E per il 2017 la musica del Belpaese non cambia. Anzi. Peggiora in un crescendo wagneriano.

Voci di giubilo per i dati Istat
L'economia italiana nel 2016 è cresciuta dello 0,9%. Il dato è stato diffuso dall'Istat nei giorni scorsi. Ma non è ancora ufficiale. Per conoscere il tasso di crescita effettivo del prodotto interno lordo dello scorso anno dovremo aspettare il 1 marzo. Solo allora l'Istituto di statistica pubblicherà il dato definitivo. Nel frattempo, però, media e governo fanno i salti di gioia perché lo scorso ottobre l'Esecutivo renziano aveva stimato nel Def una crescita dello 0,8% e si sarebbe perciò verificato un balzo in avanzi rispetto alle previsioni d'autunno. Secondo il premier Gentiloni, che ha subito commentato la notizia con un tweet, i dati sono «incoraggianti». Mentre per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, «i numeri danno ragione a una politica economica fatta di attenzione ai conti, riforme e sostegno agli investimenti privati».

L'Italia è il fanalino di coda d'Europa
Dall'enfasi con cui questi risultati vengono festeggiati dai nostri politici, sembra che l'Italia abbia conseguito un risultato eccellente. Vien da pensare che il Belpaese sia entrato nella top ten degli Stati più virtuosi d'Europa e che finalmente il rally della sua economia sia cominciato. Ma è davvero così? No. Lo Stivale è il fanalino di coda dell'Eurozona. E' stato l'unico paese dell'Unione europea a veder crescere nel 2016 il suo prodotto interno lordo a un tasso inferiore all'1%. Tutti gli altri hanno fatto meglio di noi. Il tasso di crescita del Pil della Grecia (proprio lei, balzata alle cronache per la grave crisi economica che sta attraversando e gli stenti del suo popolo duramente provato dall'austerity) è stato pari al 2,7%. In pratica, in un'immaginaria maratona, l'economia greca avrebbe più che doppiato la nostra.

Le performance degli altri paesi Ue
E che dire degli altri stati membri dell'Ue? La Spagna è cresciuta del 2,3%, la Francia dell'1,4%, la Germania dell'1,6% come il Portogallo. Per consolarsi vien da sperare che potremo fare meglio l'anno venturo. E invece no. Perché secondo le previsioni resteremo la maglia nera di Eurolandia anche nel 2017. Ma perché gli altri paesi fanno (molto) meglio di noi? Le loro economie stanno accelerando, solo quella italiana resta al palo. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che mentre l'inflazione ripartiva quasi ovunque sul continente europeo, in Italia nel 2016 tornava la deflazione dopo ben 57 anni di assenza. Non accadeva dal 1959. E la deflazione, spesso, indica l'inizio di una crisi economica, di una fase di recessione o stagnazione. Per quanto i nostri politici possano applaudire alle stime dell'Istat, c'è qualcosa di cui preoccuparsi. E se tutti gli altri paesi comunitari crescono (molto) più dell'Italia, evidentemente la nostra classe dirigente in questi anni ha fatto degli errori.

Cos'hanno fatto loro e cosa non abbiamo fatto noi
Dal 2015 sul continente hanno iniziato a manifestarsi alcuni deboli segnali di ripresa economica, trascinata soprattutto da alcuni fattori esogeni e internazionali come il crollo del prezzo del petrolio e le manovre monetarie espansive messe in atto dal governatore centrale Mario Draghi. Il quantitative easing, infatti, ha permesso a tutti i paesi europei di risparmiare moltissimi soldi in termini di interessi sul debito e la congiuntura economica favorevole del basso costo dell'energia ha coadiuvato la ripresa. La maggior parte dei paesi Ue ha saputo sfruttare questa combinazione di fattori positivi per intraprendere la strada delle riforme e spingere sull'acceleratore della crescita. Ma non l'Italia, che pure ha beneficiato di ampi margini di flessibilità da parte di Bruxelles. Vale la pena ricordare che la Commissione europea ha consentito al governo Renzi di stabilizzare il rapporto deficit/Pil intorno al 2,5% sia nel 2015 che nel 2016. Ed è stato grazie a questo aiuto che il Belpaese ha potuto portare il tasso di crescita del Pil allo 0,7% nel 2015 e lo 0,9% nel 2016. Ecco allora che sarebbe più onesto, da parte dei nostri politici, fare mea culpa e rimboccarsi davvero le maniche invece di sponsorizzare successi inesistenti.