23 aprile 2017
Aggiornato 13:30
Presidenziali francesi

Le Pen contro la finanza «totalitarista», ma le grandi banche d'affari impaurite la inseguono

Il vento sta cambiando direzione in quel di Parigi. Tempo fa le banche francesi si erano rifiutate di concedere prestiti al Front National, ma ora sono proprio le grandi banche d'affari a tessere rapporti con il team di Marine Le Pen

PARIGI – Marine Le Pen è a un passo dall'Eliseo. Secondo l'ultimo sondaggio Elabe, realizzato per la televisione francese BFMTV, la leader del Front National potrebbe battere al primo turno i suoi competitor, seguita a ruota da François Fillon e da Emmanuel Macron. Ma, più che i sondaggi, a essere determinante nella partita delle presidenziali francesi è l'appoggio della finanza internazionale. E ora a scommettere sulla vittoria di Marine Le Pen sono nientepopodimenoché le grandi banche d'affari.

Come cambia il vento
A Parigi il vento ha cambiato direzione. E ora soffia a favore di Marine Le Pen. Non molto tempo fa tutte le banche francesi, marciando unite e compatte come fossero un unico plotone della Gendarmerie nationale, si erano rifiutate energeticamente di concedere prestiti al Front National, snobbando con la puzza sotto il naso l'invisa europarlamentare. I media mainstream avevano subito commentato la notizia sghignazzando che «in mancanza di meglio, Marine ha dovuto farsi prestare 6 milioni di euro dalla 'banca' di suo papa». Monsieur Le Pen, fondatore del partito di cui lei ha ereditato la guida, ha infatti fondato una trentina di anni fa – per l'esattezza nel 1988 - una struttura finanziaria che raccoglie donazioni e presta il suo denaro al 5% di interessi, la Cotolec (che sta per «Cotisation Electorale»).

La finanza internazionale strizza l'occhio a Marine
La Cotolec funziona come una piccola banca ed è il presidente in persona, papà Jean-Marie, che tiene i cordoni della borsa e sceglie come impiegare il denaro della sua cassaforte. Nulla di strano, dunque, che con i denari a disposizione abbia scelto di contribuire alla causa del suo partito e di sua figlia (anche se proprio da quest'ultima era stato espulso mesi or sono dal Front National con un gesto che non esiteremmo a definire parricida). Fatto stà che Marine prese i soldi necessari per la campagna elettorale dalla 'banca di suo papà' infischiandosene della ubris delle banche francesi. Ma questo era prima. Prima che i sondaggi iniziassero a delineare la sua possibile conquista dell'Eliseo. E, soprattutto, prima che anche la grande finanza internazionale si accorgesse di lei.

BlackRock, UBS e Barclays incontrano il FN
La grande novità che probabilmente muterà le sorti delle presidenziali francesi, infatti, riguarda l'incontro tra gli emissari di BlackRock, UBS e Barclays e il team degli esperti economici del Front National che avrebbe avuto luogo proprio nei giorni scorsi. Le grandi banche d'affari hanno allungato le loro antenne verso Marine per capire «le strategie d’investimento» del FN in caso di vittoria. I nomi dei protagonisti non sono trapelati, ma Bloomberg riferisce che i banchieri sono rimasti «sorpresi dalla competenza del personale economico del Front National». Si tratterebbe di persone che «capiscono i mercati, anche se da essi sono ideologicamente molto lontani». Non solo. Il giudizio di BlackRock, UBS e Barclays alla fine sembra essere stato più che positivo nei confronti del team della Le Pen: «La macchina politica del partito è molto più sofisticata di quanto pensassimo. Le vedute del FN sull’euro, anche se radicali, possono essere il riflesso della realtà, la direzione in cui l’euro deve sviluppare», riporta Bloomberg.

La Frexit è più vicina
La Frexit, dunque, comincia a prendere forma. Soprattutto se la finanza internazionale e i mercati iniziano a credere seriamente che Marine Le Pen possa imporsi alle presidenziali su candidati filo-europeisti come Macron e Fillon. Dentro e fuori la Francia, la leader del Front National sta incrementando la sua credibilità raccogliendo voti e consenso, in particolar modo dal bacino della classe lavoratrice, rimasta orfana in tutto il continente europeo di benessere economico e sociale. Il programma elettorale di Marine è rivoluzionario – non c'è che dire - : fuori dall'euro, fuori da Schengen e pure fuori dalla NATO. Ma allo stesso tempo è pervaso di quella passione patriottica tanto cara alla storia di Francia. Non a caso la leader del FN ha scelto di prendere a prestito da Victor Hugo un passo fortemente nazionalista di una delle sue opere più importanti: «Nous n’avons pas encore fini d’être français». Il vento del cambiamento soffia forte di questi tempi e, a cavallo tra passato e futuro, la scommessa di Marine potrebbe essere proprio quella vincente.