1 maggio 2017
Aggiornato 06:00
Inchiesta Ilva

Ilva, la storia dell'inchiesta fino all'accordo con i sindacati

E' stato raggiunto l'accordo tra l'Ilva e i sindacati col benestare del Ministero dello Sviluppo economico che prevede la Cig per 3mila lavoratori. Ma resta aperta la partita della cessione dell'azienda

ROMA – Buone nuove per l'Ilva di Taranto. Dopo giorni di tira e molla è stato raggiunto l'accordo tra i sindacati e la società con il benestare del ministero dello Sviluppo economico. L'intesa prevede la Cassa integrazione straordinaria per 3300 lavoratori (3240 a Taranto e 60 a Maghera) su un totale di circa 10.000. E' stato inoltre confermato lo stanziamento per il 2017 di 24 milioni di euro per garantire la copertura del 70% della retribuzione dei lavoratori interessati.

Cosa prevede l'accordo raggiunto tra le parti
E' stato raggiunto l'accordo per la più grande acciaieria d'Italia, attualmente in amministrazione straordinaria. Il numero degli esuberi è sceso a 3300 unità, dalla richiesta iniziale di 4984 da parte della società, su un totale di circa 10mila lavoratori. Inoltre, l'Ilva si è resa disponibile a una giornata di formazione aggiuntiva in alternativa alla sospensione e a valutare la proposta della Regione Puglia per dar vita a un tavolo tecnico al fine di studiare nuovi possibili strumenti formativi. E' stato anche confermato lo stanziamento per il 2017 di 24 milioni di euro per garantire la copertura del 70% della retribuzione dei lavoratori interessati. L'accordo raggiunto nelle scorse ore tra l'Ilva e i sindacati sarà valido fino al termine dell'amministrazione straordinaria, in attesa che si concluda il processo di vendita della società.

Come è cominciata l'inchiesta giudiziaria
Vale ora la pena ripercorrere le tappe più importanti di una delle vicende giudiziarie più articolate della storia dello Stivale e che riguardano l'acciaieria più grande d’Italia. Era il 26 luglio del 2012, quando venne scoperchiato il vaso di Pandora che celava l'inquinamento del siderurgico ed esplodeva l'inchiesta giudiziaria. I Carabinieri piombarono nello stabilimento mettendo sotto sequestro gli impianti dell'Ilva ritenuti «fonte di malattia e morte». Lo stesso giorno finivano in manette otto persone tra cui il patron dell'Ilva, Emilio Riva. Tuttavia, poiché lo stop totale degli impianti avrebbe causato gravi problemi agli altiforni e scatenato violente tensioni sociali, questi continuarono in parte a restare attivi e ad essere utilizzati dai lavoratori dello stabilimento.

Dall'arresto del patròn al commissariamento della fabbrica
Nel frattempo, l'inchiesta seguì il suo corso e nel mese di novembre vennero arrestati altri personaggi chiave della fabbrica, come Girolamo Archinà, un consulente dell’Ilva (le manette scattarono anche per Fabio Riva, il figlio del patròn, ma si era rifugiato fuori dal paese e si costituì solo tre anni più tardi). A distanza di alcuni mesi, arriviamo al maggio del 2013, è la volta di nuovi arresti e di un maxi sequestro da 8 miliardi di euro sui beni e i conti del gruppo Riva, che di lì a poco porterà la famiglia ad abbandonare la guida dell'azienda. A questo punto l'Iva viene commissariata. Ma nel gennaio 2015 arriva l'amministrazione straordinaria, tutt'ora in corso. In questi quattro anni si sono succeduti decreti legge, procedure di infrazione verso l'Italia da parte di Bruxelles, battaglie legali all'ultimo ricorso tra la famiglia Riva e i giudici.

Il trade off tra la tutela dell'ambiente e la tutela del lavoro
Durante tutto questo tempo il paese è rimasto col fiato sospeso a seguire le vicende di una delle più grandi acciaierie d'Europa, e la più grande d'Italia, diviso tra l'interesse ambientale e la tutela del lavoro. Vale la pena sottolineare, per chi non lo ricordasse, che il 30 marzo 2012 due perizie - una chimica e l’altra medico-epidemiologica - hanno fatto emergere un quadro allarmante: in base ad esse l'Ilva avrebbe immesso nell'atmosfera 688 tonnellate all’anno di polveri e causato 174 decessi per tumore in sette anni. Il rapporto fiduciario tra la fabbrica e la città è stato eroso in maniera irreversibile dal gigantesco disastro ambientale che ha danneggiato gravemente il territorio e la salute dei suoi abitanti. E tuttavia, la sussistenza economica di circa 10mila famiglie dipende ancora dall'Ilva e non sarà affatto facile trovare una soluzione per quello che si prospetta come l'ennesimo dramma sociale.