26 aprile 2017
Aggiornato 15:30
Produzione +15%

Eni alla riscossa, Descalzi: «Il gruppo è più italiano di 3 anni fa. C'è fiducia»

Negli ultimi tre anni la produzione di Eni è aumentata del 15% e la neutralità di cassa è scesa da 127 a 46 dollari al barile. Mentre i competitor hanno aumentato il loro debito, il Cane a sei zampe lo ha ridotto considerevolmente

ROMA - Dal 2013 ad oggi la produzione di Eni è aumentata del 15%, la neutralità di cassa è scesa da 127 dollari al barile a 46 dollari mentre i costi societari sono scesi da 2,1 a 1,3 miliardi di euro. E' il bilancio degli ultimi tre anni di attività del Cane a Sei Zampe presentato oggi dall'amministratore delegato, Claudio Descalzi, alla commissione Industria del Senato.

La produzione di Eni è aumentata del 15%
«A fine 2013 producevamo 1,6 milioni di barili - ha esordito Descalzi - e alla fine dell'anno scorso siamo arrivati a 1,85 milioni di barili, con una crescita di +15% ampiamente la più grande dell'industria» mentre parallelamente «i costi tecnici sono passati da 30 dollari al barile a 20dollari al barile, in questo caso abbiamo raggiunto obiettivi estremamente importanti». Sul mid-downstream, ha aggiunto Descalzi, «la raffinazione è tornata ad essere positiva» mentre la chimica dopo vent'anni di perdite, da due anni ha un risultato positivo.

I costi sono diminuiti
Oltre a questo, ha proseguito l'a.d. di Eni, «i costi generali della società erano di 2,1 miliardi di euro l'anno ed erano abbastanza rigidi. Con un'azione estremamente forte e vigorosa li abbiamo portati a 1,3 miliardi con risparmio di 800 milioni l'anno strutturali». Sul fronte degli investimenti, poi, nel 2013 la neutralità di cassa era a 127 dollari e allora c'era una quotazione di 110 dollari al barile. «Con un prezzo sceso tra 40 e 50 dollari intervenire era la cosa più importante da fare. Oggi abbiamo il risultato più basso dell'industria e abbiamo portato la neutralità di cassa da 127 a 46 dollari».

Eni ha ridotto il suo debito mentre i competitor lo hanno aumentato
«Altro risultato estremamente importante - ha concluso Descalzi - siamo riusciti, in un periodo in cui il prezzo del petrolio è sempre sceso, a ridurre il nostro debito mentre i competitor lo hanno aumentato del 20-30%». E ora che Eni «è ancora più italiana di 3 anni fa» aumentano gli investitori nazionali. Dal 2014 a oggi e' aumentata la quota di retail italiana, e' rimasta costante la componente americana e sono aumentati alcuni istituzionali.

Niente più olio di palma per produrre biodiesel
«La nota positiva - ha sottolineato l'ad - è che Eni è più italiana di tre anni fa, sia gli istituzionali che il retail si vanno a sommare al 30% dello Stato quindi c'è una crescente fiducia su Eni in Italia». Da ultimo Descalzi ha annunciato che il Cane a sei zampe non utilizzerà più olio di palma per produrre il biodiesel nelle bioraffinerie di Venezia e Gela. «Per ora lo stiamo usando» ha detto, ma «stiamo facendo una trasformazione e nella seconda fase di sviluppo delle raffinerie useremo olio per frittura, grassi animali, olii esausti e residui vegetali non utilizzabili per l'alimentazione». Quindi «nei prossimi sviluppi non utilizzeremo olio di palma» ha concluso.