24 aprile 2017
Aggiornato 22:30
Fusione o bail in?

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, perché soci e dipendenti sono in un vicolo cieco

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca corrisponderanno ai vecchi soci che hanno aderito all'offerta di Transazione 9 euro per azione. Ma il loro destino è ancora incerto e a farne le spese saranno soprattutto i dipendenti licenziati

L'ad di Banca Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola. (© ANSA/MATTEO BAZZI)

PADOVA – Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono riuscite a disinnescare in extremis la bomba dei contenziosi legali attraverso il buon esito dell'operazione di rimborso dei vecchi soci. Il pericolo bail-in sembra un po' più lontano. Ma persistono altre minacce sulla linea dell'orizzonte e il destino delle due banche venete è ancora incerto.

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Bpvi e Veneto Banca pagheranno 441 milioni di euro
Il Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Vicenza e quello di Veneto Banca ringraziano le decine di migliaia di azionisti che hanno aderito all'Offerta di Transazione e annunciano che il pagamento verrà posto in essere il 19 aprile prossimo. Le adesioni sono state 66mila per Bpvi (pari al 68,7% del totale) e 54mila per Veneto Banca (pari al 67,9%). Si traducono in un ammontare complessivo di 441 milioni di euro che i due istituti di credito dovranno sborsare a stretto giro, perché i vecchi soci che hanno aderito all'Offerta riceveranno 9 euro per azione.

Adesioni sottoscritte ob torto collo
Vale la pena sottolineare, però, che per gli azionisti non si tratta di un affare. Le stesse quote erano state comprate al prezzo di 62,50 euro per azione, perciò i soci riceveranno indietro solo 1500 euro ogni 10mila euro investiti. Briciole o poco più. L'alternativa, comunque, era una soltanto: rischiare il bail-in e perdere tutto. Perciò la maggioranza degli azionisti ha accettato ob torto collo e in extremis l'Offerta di Transazione. Conditio sine qua non per ottenere il misero indennizzo, peraltro, era la rinuncia automatica ad agire per vie legali contro le due banche venete. L'obiettivo di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, infatti, era infatti proprio quello di disinnescare la bomba dei futuri contenziosi legali, che avrebbero portato gli istituti di credito sull'orlo del bail in.

Le conseguenze sociali ed economiche della fusione
«L'intera operazione – ha commentato l'ad di BpVi Fabrizio Viola – era fondamentale per riallacciare il rapporto con il territorio e per ricostruire la reputazione». Ma la verità è che l'incertezza legata al rischio legale avrebbe reso impossibile la ricapitalizzazione precauzionale e l'intervento dello Stato. Il pericolo dei contenziosi sembra ormai archiviato grazie al buon esito dell'Offerta di Transazione, ma la corsa a ostacoli delle due banche venete non è finita. La fusione, se mai si farà, presenterà un conto altissimo in termini di riduzione dei costi. Il ridimensionamento dei due istituti si tradurrà in licenziamenti di massa che colpiranno duramente l'economia del territorio, giacché le due banche insistono sulla stessa regione.

Viola: Non faremo macelleria sociale
Fabrizio Viola ha cercato di gettare acqua sul fuoco, ma per risollevare le sorti dei due «stargate» (in gergo «pozzi senza fondo» perché hanno costi di gestione stellari e spendono più di quello che guadagnano) la strada è obbligata. «Non si farà macelleria sociale - ha assicurato Viola - ma è necessario essere consapevoli che la situazione è molto grave» e serve «un'elevatissima sensibilità da parte delle organizzazioni sindacali e dei dipendenti» in un momento in cui «dobbiamo fare tutti quanti importanti sacrifici». Per l'ad è necessario «intervenire in misura significativa sui costi della nuova banca», che ha un cost-income al 100% che «si commenta da solo».

Soci e dipendenti in un vicolo cieco
Ridurre in modo significativo i costi complessivi è «un obbligo morale». Ma il fine è quello di non fare macelleria sociale «cercando di usare tutti quelli che sono gli strumenti messi a disposizione anche dal governo per raggiungere l'obiettivo con i minori effetti possibili a livello sociale». Gli esuberi sono il prezzo da pagare per assicurare la salvezza alle due banche, perché come ha sottolineato e concluso Viola: «Il taglio dei costi, con gli effetti sul personale, non è per fare maggiori utili, ma per farle sopravvivere». Come è accaduto per gli azionisti, anche per i dipendenti dei due istituti di credito la strada è obbligata e non prevede vie d'uscita né libero arbitrio.