23 maggio 2017
Aggiornato 10:30
Dal Def ai BES

Def 2017, le novità più importanti in 5 punti (come quell'ennesimo regalino alle banche)

Il Documento di economia e finanza presentato dal governo Gentiloni prosegue lungo la strada già tracciata dal precedente Esecutivo e i dati appaiono alquanto ottimisti

Il premier Paolo Gentiloni. (© ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA – Il Def presentato dal governo Gentiloni è un libro dei sogni. Prosegue sul solco tracciato dal precedente Esecutivo, perché prevede una montagna di privatizzazioni, la promessa di una fantomatica riduzione delle tasse e pochi spiccioli per il welfare, e i suoi dati sono caratterizzati dallo stesso ottimismo che permeava il Documento di economia e finanza del governo Renzi (poi smentiti dai fatti). Ecco alcune delle misure più importanti contenute nel Def 2017.

  • Debito pubblico: previsioni a confronto
    C'era una volta il debito pubblico italiano. Insieme alle sofferenze bancarie nella pancia dei nostri istituti di credito è la zavorra dell'economia dello Stivale. Secondo i dati contenuti nel Def 2017 a firma Gentiloni il rapporto deficit/Pil nel 2018 sarà pari all'1,2%. Ma queste previsioni divergono – e non poco – da quelle di Bruxelles, perché secondo la Commissione europea lo stesso rapporto sarà pari al 2,5%. Nell'attesa di sapere se avranno ragione i tecnici di Palazzo Chigi o quelli dell'Ue si naviga a vista. Mentre una sola cosa è certa. La «la manovrina» che prevede la riduzione dell'indebitamento strutturale pari a 0,2 punti di Pil per quest'anno, vale quasi lo 0,3 per cento del Pil in termini di effetti sugli anni successivi.
     
  • Le clausole di salvaguardia
    Il documento messo a punto da via XX Settembre assicura poi che «nei prossimi tre anni si prevede la disattivazione delle clausole di salvaguardia», cioè gli aumenti di Iva e accise previsti dai precedenti governi per presentare i conti in ordine all'Ue. Queste «cambiali fiscali» valgono circa 19,6 miliardi di euro, ma non è chiaro come l'Esecutivo intenda rinunciarvi. Il governo Gentiloni ha assicurato che non aumenterà le tasse, tuttavia è difficile credere che possa reperire altrove questi 20 miliardi di euro, soprattutto in vista delle nuove misure anticipate da Palazzo Chigi e già sponsorizzate nel Def 2017.
     
  • 10 miliardi di euro alle banche
    In particolare si parla della riduzione del cuneo fiscale, di interventi «mirati» sui «redditi familiari più bassi» (come il reddito di inclusione) e a sostegno del welfare, per non parlare del paracadute per le banche in crisi. Il governo stima in quasi 10 miliardi di euro gli interventi nel corso del 2017 a sostegno delle banche. Il Def indica, infatti, che per il 2017 il fabbisogno risulterà più elevato rispetto alla Nota illustrativa della legge di bilancio di «quasi 10 miliardi, riflettendo in prevalenza gli effetti derivanti dall'intervento di sostegno al settore bancario adottato nel mese di dicembre». Il Governo promette, però, che il pareggio di bilancio sarà conseguito nel 2020. Come non è dato saperlo.
     
  • Le privatizzazioni
    Dovrebbe inoltre arrivare un nuovo taglio alle spese dei ministeri, che contribuiranno al risanamento della finanza pubblica «con almeno un miliardo di risparmi di spesa all'anno» a partire dal 2018. Il Dpcm che distribuirà i sacrifici tra i ministeri arriverà in primavera e a quel punto ciascun singolo dicastero avanzerà le proprie proposte. Un'altra nota dolente, invece, riguarda le privatizzazioni. Secondo il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è indispensabile vendere altri gioielli di famiglia per contenere la crescita del debito e trovare la quadra dei conti pubblici. Ma le previsioni appaiono troppo ottimiste: dal 2017 al 2020 lo Stato dovrebbe incassare ogni anno l'equivalente dello 0,3% del Pil. Nel 2016, però, il governo Renzi riuscì a incassare solo 1,6 miliardi.
     
  • Gli indicatori BES
    L'unica nota davvero positiva riguarda l'introduzione, in un allegato al Def, degli indicatori del BES (Benessere Equo e Sostenibile) previsti nella nuova Legge di bilancio. Questi indicatori riflettono la convinzione, condivisa da molti politici ed economisti, che il Pil non possa essere l'unica misura della crescita economica di un paese, perché è importante tener conto di altre variabili fondamentali nella vita dei cittadini: come la qualità dell'ambiente e il suo benessere psicofisico. Per la prima volta il Governo dovrà tener conto anche di questi indicatori BES nella determinazione della sua politica economica, perché è invitato a considerare anche l'impatto che il Def avrà su questi valori.