29 maggio 2017
Aggiornato 02:00
Governo Genti(c)loni

Aumento Iva, Renzi dice «no» e Padoan obbedisce

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha appena smentito se stesso facendo dietro front sull'aumento dell'IVA annunciato solo qualche giorno fa

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan. (© ANSA)

ROMA – Dietro front del governo Gentiloni sull'aumento dell'IVA. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione al Senato sul Documento di economia e finanza ha effettuato una repentina inversione a «U» dopo l'altolà dell'ex premier, Matteo Renzi.

L'inversione a «U» di Pier Carlo Padoan
Fino a un paio di giorni fa, l'aumento dell'IVA era un'ipotesi «sostenuta da buone ragioni» per usare le stesse parole con cui il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, l'aveva definita domenica scorsa durante l'intervista rilasciata al Messaggero. Oggi, invece, «l'intendimento del governo nell'impostazione della prossima Legge di bilancio prevede di escludere l'aumento dell'Iva nel 2018, attuando una manovra alternativa». Lo ha detto il numero uno del Mef in audizione al Senato sul Documento di economia e finanza del governo Gentiloni. Una vera e propria inversione a «U» degna dei più spericolati piloti della Formula 1. In pratica, il ministro dell'Economia ha smentito se stesso e viene da pensare che la ragione di questa ambigua condotta risieda nell'altolà renziano all'aumento delle tasse.

L'altolà di Matteo Renzi al governo Gentiloni
L'ex premier, infatti, è comparso come un deus ex machina nelle scorse ore a Matrix affermando risolutamente che «l'Iva non si tocca e io dico che non si toccherà». Un intervento a gamba tesa nel bel mezzo della partita dell'Esecutivo in carica sulla manovra finanziaria e sul Def 2017 che se non sa di ordine perentorio poco ci manca. Il segretario del Partito democratico ha sottolineato che «tutti gli anni abbiamo bloccato» le clausole di salvaguardia, lasciando intendere che il governo Genti(c)loni è chiamato a fare altrettanto. In gioco, d'altronde, c'è la poltrona di Palazzo Chigi e Matteo Renzi non intende correre il rischio di perdere una parte del suo elettorato a causa dell'aumento dell'IVA. «Basta con le tasse» è lo slogan renziano che l'ex premier ripropone come un mantra in ogni circostanza e se il governo Genti(c)loni decidesse di portare al 25% (e successivamente al 25,9%) l'aliquota dell'IVA, il primo a perdere la faccia sarebbe proprio l'ex presidente del Consiglio.

Bankitalia: Difficile reperire così tante risorse in poco tempo
Per questo, al devoto Pier Carlo Padoan oggi non è rimasto nient'altro da dire se non che «è confermata la volontà del governo di proseguire nel percorso di progressiva riduzione della pressione fiscale» in linea con le indicazioni pubbliche, e probabilmente private, di Matteo Renzi. Ma resta da capire dove il governo Gentiloni troverà quei 19 miliardi di euro necessari ad evitare l'aumento dell'IVA. Una perplessità sollevata anche dal vicedirettore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini, che ha affermato: «la possibilità di reperire in questo modo risorse tanto ingenti e in così breve tempo non è sicura». Per questo «una riconsiderazione dell'ampio ventaglio delle aliquote Iva non dovrebbe essere esclusa». Ma la via intrapresa da Padoan e Gentiloni sembra un'altra. E non sappiamo ancora dove porterà.