29 maggio 2017
Aggiornato 02:00
I dati della BRI

Gli investitori esteri scappano dall'Italia: persi 100 miliardi di euro in 6 mesi

Negli ultimi sei mesi i capitali stranieri investiti in Italia hanno subito un vertiginoso tracollo del 15%. Ma il trend in atto è il sintomo di una malattia molto più grave: la crisi di fiducia verso il nostro paese

Il premier, Paolo Gentiloni. (© ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA – L'Italia ha perso cento miliardi di euro in sei mesi. Lo rivela un'analisi dei dati della Banca dei regolamenti internazionali (BRI). I grandi investitori stranieri hanno deciso di vendere progressivamente obbligazioni e azioni emesse dal nostro paese e spostare altrove i loro capitali. E' il sintomo di una crisi di fiducia verso il sistema-Italia che non si può sottovalutare.

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E' in corso una fuga di capitali dall'Italia
Negli ultimi sei mesi i capitali stranieri investiti in Italia hanno subito un crollo vertiginoso del 15%. Circa 100 miliardi di euro sono letteralmente scomparsi dal territorio dello Stivale, sottratti allo Stato e alle imprese nazionali. E' la fotografia scattata dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI), l'istituzione di Basilea fondata nel 1930 – è la più antica organizzazione finanziaria internazionale - le cui quote azionarie sono detenute da 60 tra le più importanti banche del mondo, come la Banca centrale europea. Compito della BRI è proprio quello di promuovere la cooperazione tra le banche del pianeta e fornire dati utili.

Il crollo degli investimenti stranieri
Per questo l'allarme lanciato dall'analisi della BRI non deve essere sottovalutato. La fuga dei capitali, anche se a bassa intensità come in questo caso, è il sintomo di una malattia ben più grave: la crisi di fiducia verso un determinato paese. Vale la pena ricordare cosa successe durante l'estate del 2011, quando l'impennata dello spread costrinse alle dimissioni il governo Berlusconi anche perché le banche estere ritirarono dall'Italia circa 270 miliardi di dollari. Oggi i dati della Banca dei regolamenti internazionali ci dicono che nel 2016 l'esposizione degli istituti verso il nostro paese è scesa sotto i minimi raggiunti a metà del 2012, cioè proprio nel momento peggiore della crisi del debito pubblico italiano.

Roma potrebbe essere la miccia dell'esplosione dell'UE
Non possiamo non sottolineare che il trend in atto è evidentemente collegato anche al recente declassamento del rating del debito pubblico italiano da parte di Fitch, che lo ha giustificato facendo riferimento soprattutto alle inadempienze dei nostri governi nei confronti delle regole comunitarie – in particolare il riferimento è al Fiscal Compact e al pareggio di bilancio -, ma anche all'aumento dei rischi politici. L'accelerazione del fenomeno della fuga dei capitali esteri dal Belpaese negli ultimi mesi, infatti, potrebbe essere legata proprio alle incertezze del panorama politico. L'Italia, e non la Francia, potrebbe essere la miccia dell'esplosione dell'Ue. Tre dei cinque partiti più importanti del paese (Movimento 5 stelle, Lega Nord e Fratelli d'Italia) rinnegano l'euro e sposano la causa populista. A Roma, e non a Parigi, potrebbe decidersi il destino dell'Europa unita.