23 marzo 2017
Aggiornato 15:00
Intervista a Luca Piana, autore del libro «La voragine»

La folle scommessa dei derivati e il segreto di Stato, «vi spiego il buco nei conti pubblici di cui nessuno parla»

A causa dei contratti derivati sottoscritti dal Tesoro con alcune grandi banche d'affari internazionali esiste una vera e propria voragine nei conti pubblici nazionali. Ma la maggior parte di essi è coperta dal segreto di Stato

ROMA – I contratti derivati sottoscritti dal Tesoro con le grandi banche d'affari internazionali stanno costando alle casse pubbliche nazionali una emorragia ininterrotta di perdite miliardarie. Dal 2011 al 2015 lo Stato italiano ha perso 23,5 miliardi di euro, in media 4,7 miliardi di euro l'anno. E l'anno in cui si sono verificate le perdite più significative è proprio l'ultimo di cui esistono dati ufficiali, cioè il 2015, durante il quale sono defluiti dalle casse pubbliche 6,7 miliardi di euro. Una vera e propria voragine nei conti pubblici coperta dal segreto di Stato. Noi del Diario ne abbiamo parlato con Luca Piana, giornalista dell'Espresso e autore del libro «La voragine» appena pubblicato da Mondadori. Ascoltate l'intervista.

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La voragine nei conti pubblici italiani
Durante le festività natalizie, a cavallo tra il 2011 e il 2012, il governo Monti dovette versare nelle casse della banca americana Morgan Stanley 3,4 miliardi di euro. Una cifra monstre che lo Stato italiano pagò tacitamente a causa di un contratto derivato stipulato dal Tesoro diversi anni prima. Ma il caso Morgan Stanley non è che la punta dell'iceberg, perché molti altri contratti derivati sono stati stipulati con altre banche internazionali e, pur causando perdite miliardarie alle casse pubbliche nazionali, sono coperti dal segreto di Stato.

Quanto ci costeranno i derivati sottoscritti dal Tesoro
Di questi contratti derivati non sappiamo nulla, se non che le condizioni attuali di mercato attribuiscono ad essi una perdita prospettica di 36,6 miliardi di euro. Vuol dire che nei prossimi anni lo Stato italiano sarà probabilmente costretto a pagare alle grandi banche d'affari internazionali altri 36,6 miliardi di euro. La cifra equivale a quanto abbiamo risparmiato in termini di tassi d'interesse sul debito pubblico in questi ultimi anni grazie alle politiche monetarie espansive di Mario Draghi. In parole povere, a causa della «scommessa» dello Stato italiano sui derivati, abbiamo vanificato i vantaggi del quantitative easing della Bce. E sublimato decine di miliardi di euro.