23 marzo 2017
Aggiornato 15:00
Continuano le proteste anti-Uber

Uber, la denuncia del tassista aggredito: noi paghiamo le tasse, loro sono contro la libera concorrenza

Lo sfogo di un tassista a favore di Uber che ha raccontato di essere stato malmenato alla stazione Termini e a Tiburtina

ROMA - Venti febbraio, ore dieci: a Roma impossibile trovare un taxi "bianco", la serrata prosegue contro la norma del "Milleproroghe" che rimanda di un anno la discussione sulle restrizioni per i noleggi con conducente. E' giusto che i tassisti difendano le loro licenze, o la libera concorrenza significa accettare Uber e servizi analoghi? Questo è lo sfogo di un conducente Uber che vuole restare anonimo, e che ora gira con uno spray urticante per difendersi in caso di aggressione.

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Aggredito a Termini e a Tiburtina
"Ieri alla stazione Termini mi hanno cacciato proprio via. L'altra sera alla stazione Tirbutina uguale, fortuna che c'erano i carabinieri. Che poi non è che andiamo lì e diciamo 'taxi, taxi': noi veniamo chiamati, come ha chiamato lei, quindi è una cosa regolare. Gli irregolari qui sono i tassisti, quelli che hanno il 3570, quella roba lì. E' il Comune che gli ha dato la concessione tanti anni fa di mettere la radio in macchina se no per legge non possono averla. Lei lo vede per strada e lui si deve fermare."

"I tassisti condizionano la politica"
"Poi, ogni volta che ci sono le votazioni per qualche sindaco, andavano lì e dicevano "noi abbiamo tot voti, ci fai lavorare così?" E tuttora condizionano, perché sono uniti e non li smantella nessuno, condizionano l'andamento politico della città e anche a livello nazionale. Calcoli ottomila tassì qui, due o tremila a Torino, a Palermo, Milano. Questa è gente che può condizionare settanta/ottanta mila voti fra parenti e roba varia".

"Noi paghiamo le tasse, loro no"
"Ognuno si fa il lavoro suo, non vedo perché devono rompere l'anima. Noi non dobbiamo starci allora. Mi spiega perché possono esserci tante farmacie, tante gelaterie, e il tassì non può avere la concorrenza? "Ogni volta che chiama Uber, è tutto sotto controllo. Su questa corsa io pago le tasse al 100%. Perché è tutto registrato. Anche loro che stanno lì hanno torto. A noi ci fermano per le ricevute fiscali, loro non sono obbligati a farle. Ma ci rendiamo conto? E ancora parlano?" La corsa, pagata con Paypal, come comunicato prima del viaggio, è costata il doppio del normale data l'alta richiesta; la ricevuta è arrivata regolarmente via email.